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Attualità 3 min di lettura28 min fa

Hormuz e Bab el-Mandeb: la leva che può spingere i tassi Usa

Mohammad Bagher Ghalibaf rilegge la regola di Taylor collegando le decisioni della Federal Reserve ai rischi sui principali corridoi energetici

Il controllo dei passaggi marittimi da cui transita una parte rilevante degli idrocarburi può diventare, secondo Mohammad Bagher Ghalibaf, una variabile capace di condizionare anche la politica monetaria statunitense. Il presidente del Parlamento iraniano ha proposto il 16 settembre 2026 una versione modificata della regola di Taylor, inserendo nella formula il rischio legato allo Stretto di Hormuz e a Bab el-Mandeb.

L’idea parte da un meccanismo noto: quando l’inflazione supera il livello considerato compatibile con la stabilità dei prezzi, oppure quando l’economia corre oltre il proprio potenziale, i tassi dovrebbero salire. Il credito diventa così più oneroso, famiglie e imprese riducono la spesa e la pressione sui prezzi tende a diminuire.

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La variabile decisiva diventa il petrolio

Nella formulazione elaborata dall’economista John Taylor nel 1993, il tasso di riferimento tiene conto dell’inflazione, dell’obiettivo del 2%, del tasso reale neutrale e del divario tra produzione effettiva e potenziale. Ghalibaf ha aggiunto due elementi indicati con le sigle SOH, per lo Stretto di Hormuz, e BEM, per Bab el-Mandeb.

La sua tesi è che un’interruzione, anche parziale, dei traffici in queste aree possa far aumentare il premio per il rischio e il prezzo del greggio. L’effetto arriverebbe quindi all’inflazione americana, costringendo la Federal Reserve a considerare una pressione sui prezzi generata non dalla domanda interna, ma dalla vulnerabilità delle rotte energetiche.

Il messaggio politico del presidente iraniano è racchiuso in una frase: «Non si possono risolvere i problemi di un punto di strozzatura con 25 punti base in più». Un rialzo deciso dalla banca centrale, sostiene Ghalibaf, non riaprirebbe automaticamente gli Stretti e non garantirebbe nuova disponibilità di petrolio.


Gli episodi citati da Ghalibaf

A sostegno della sua lettura, il presidente del Parlamento iraniano richiama gli avvenimenti dei dieci giorni precedenti alla riunione della Federal Reserve del 16 settembre. In quel periodo, alcune petroliere sarebbero state attaccate nei pressi di Hormuz, mentre Ansarallah avrebbe colpito la raffineria saudita di Jizan e assunto il controllo della fascia costiera affacciata su Bab el-Mandeb.

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Nello stesso frangente, droni attribuiti a milizie sciite irachene avrebbero raggiunto l’oleodotto East-West. Il prezzo del petrolio sarebbe così salito oltre i 100 dollari al barile, rafforzando il collegamento tra tensioni militari, sicurezza delle rotte e aspettative sull’inflazione.

Un episodio simile, secondo la ricostruzione proposta, si era verificato poco prima della riunione del consiglio della Federal Reserve di fine luglio. Due petroliere saudite erano state colpite da missili lanciati da Ansarallah e anche in quell’occasione il greggio aveva superato la soglia dei 100 dollari.


Il prossimo appuntamento è il 28 ottobre

Il calendario della banca centrale americana offre un nuovo punto di osservazione. La prossima riunione del direttivo della Federal Reserve è fissata per il 28 ottobre 2026, una data che assume rilievo alla luce degli episodi ricordati da Ghalibaf.

La “Regola di Taylor degli Stretti” non modifica formalmente il processo decisionale della Federal Reserve. Propone però una chiave di lettura: chi può influenzare la circolazione delle navi a Hormuz e Bab el-Mandeb può incidere sull’offerta di petrolio, sui prezzi energetici e, indirettamente, sulle scelte sui tassi d’interesse negli Stati Uniti.

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