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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Hijab a scuola, esplode la protesta in Azerbaigian: cosa succede

Nuove regole sull’abbigliamento scolastico hanno alimentato manifestazioni, arresti segnalati e tensioni in un Paese a maggioranza musulmana ma costituzionalmente laico.

La controversia sul velo islamico sta scuotendo il sistema scolastico dell’Azerbaigian. In diverse scuole, alle studentesse che portano l’hijab sarebbe stato impedito di entrare in classe; la decisione ha provocato proteste alle quali avrebbero preso parte anche insegnanti e altri studenti.

Le segnalazioni parlano inoltre di decine di arresti e di difficoltà nell’accesso alle reti sociali. Il quadro resta legato a nuove disposizioni sulle uniformi, entrate in vigore dopo una modifica approvata il mese scorso.

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La norma non nomina esplicitamente il velo

Il provvedimento non vieta direttamente l’hijab. Stabilisce però che nelle scuole non possano essere utilizzati capi considerati incompatibili con il principio di laicità sostenuto dalle autorità, una formula che ha aperto la strada alle contestazioni sull’abbigliamento religioso.

In alcune strutture scolastiche l’applicazione delle nuove regole avrebbe già avuto conseguenze concrete: ragazze e docenti non conformi alle indicazioni non sarebbero stati ammessi alle lezioni. Le proteste sono così passate dalle scuole alle piazze, facendo crescere la tensione attorno alla misura.


Un Paese musulmano e laico

Secondo i dati riportati dalle autorità azere, circa il 96% degli abitanti dell’Azerbaigian si riconosce nella religione musulmana. La Costituzione definisce comunque il Paese laico e, nello stesso tempo, tutela la libertà di culto.

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La riforma viene presentata come un tentativo di introdurre un codice d’abbigliamento omogeneo negli istituti statali di istruzione generale. L’obiettivo dichiarato è collegare le uniformi ai valori laici dello Stato, senza indicare formalmente il velo islamico come elemento vietato.


Le eccezioni per le celebrazioni

Per le occasioni celebrative è prevista la possibilità di indossare abiti legati alla storia, alla cultura e ai valori morali nazionali. La scelta, tuttavia, dovrebbe essere sottoposta in anticipo al Consiglio pedagogico, organismo che opera sotto la supervisione del Ministero della Scienza e dell’Istruzione.

Le autorità sostengono che queste disposizioni debbano rafforzare la professionalità degli insegnanti e contribuire all’immagine pubblica degli istituti. Nel frattempo, il divieto applicato in alcune scuole continua ad alimentare la rabbia di chi considera le nuove uniformi una limitazione della libertà religiosa.

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