Hasan, la rivolta dei militari può fermare l’esecuzione in diretta
Almeno 60 soldati statunitensi hanno chiesto tutela legale per non prendere parte alla fucilazione prevista il 3 dicembre, mettendo in difficoltà Trump.
L’esecuzione di Nidal Malik Hasan, fissata per il 3 dicembre e destinata a essere trasmessa in diretta, sta provocando una reazione interna all’esercito statunitense. Decine di militari hanno già cercato assistenza legale per sottrarsi alla partecipazione al plotone incaricato della pena capitale.
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Cresce il fronte dei militari contrari
Secondo Mikey Weinstein, presidente della Fondazione per la libertà religiosa militare, sono almeno 60 i soldati che si sono rivolti ad avvocati. Il numero, però, potrebbe aumentare fino a 180 persone coinvolte nella contestazione.
La protesta riguarda il ruolo richiesto ai militari nell’esecuzione di Hasan. La scelta di chiedere protezione legale segnala che il dissenso non sarebbe limitato a pochi casi individuali, ma potrebbe estendersi a una parte più ampia del personale chiamato a partecipare.
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La decisione mette sotto pressione Trump
La vicenda ha creato un problema politico e istituzionale per Donald Trump, al quale viene attribuita l’autorizzazione alla trasmissione televisiva della pena capitale. L’ampiezza della reazione tra i soldati potrebbe ora spingere il presidente a riconsiderare quella decisione.
Al momento, l’eventuale ripensamento non è stato annunciato. Resta quindi confermata, sulla base delle informazioni disponibili, la data del 3 dicembre per l’esecuzione di Hasan, mentre cresce l’incertezza sulla partecipazione dei militari e sulla diretta televisiva.
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