Haiti, Abinader mette l’Onu davanti all’emergenza: "Servono mezzi subito
Il capo dello Stato dominicano avverte che la crisi haitiana pesa sulla sicurezza regionale e chiede più risorse per la missione internazionale, in vista della scadenza del mandato il 30 settembre.
La missione multinazionale impegnata contro le gang in Haiti continua a muoversi con risorse ben al di sotto di quelle autorizzate: al momento, ha spiegato Luis Abinader, dispone soltanto di un quinto dei fondi e di un quinto delle truppe previste. Per questo il presidente della Repubblica Dominicana ha sollecitato un intervento più deciso della comunità internazionale.
Una scadenza che incombe
Il mandato della forza terminerà il 30 settembre e, secondo il presidente dominicano, sarà il Consiglio di sicurezza a doverne decidere il rinnovo. Ma, ha avvertito, senza uomini e mezzi adeguati rischia di restare un impegno sulla carta.
Abinader ha chiesto che la comunità internazionale non lasci sola la missione già schierata sul terreno. Ha insistito sul fatto che le risorse necessarie devono arrivare ora, non dopo, se si vuole dare continuità all’operazione.
La crisi haitiana preoccupa la regione
Nel suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il capo dello Stato dominicano ha definito la situazione di Haiti una minaccia per la pace e la sicurezza dell’area, con effetti particolarmente pesanti per il suo Paese. Ha anche sottolineato che finora gli sforzi messi in campo non bastano.
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«La realtà non ci consente di attendere», ha detto Abinader davanti ai delegati, ribadendo che la crisi richiede una risposta immediata e più ampia rispetto a quella vista finora. Per il leader dominicano, la gravità del quadro non lascia spazio a rinvii.
I numeri che spingono l’allarme
A sostegno del suo appello, Abinader ha ricordato quanto accaduto un mese fa nella comunità haitiana di Kentscoff: in una sola notte, ha detto, le bande hanno ucciso almeno 47 persone, tra cui 5 bambini. Ha poi aggiunto che quasi un milione e mezzo di haitiani ha dovuto lasciare la propria abitazione.
Secondo quanto riferito dal presidente dominicano, metà degli sfollati sono bambini. Da qui il richiamo più duro: «Questa Assemblea non può rassegnarsi a vedere i massacri diventare la norma per il popolo haitiano», ha affermato, ricordando anche che quanto già approvato dal Consiglio ora ha bisogno degli strumenti per essere applicato.
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