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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Greenpeace: in Ue 36 miliardi dai rincari dei carburanti

L’Italia avrebbe incassato 5,06 miliardi, con il diesel aumentato di 24,8 centesimi al litro

L’industria petrolifera dell’Unione europea avrebbe accumulato 36 miliardi di euro di extra-profitti dall’inizio della guerra in Iran.

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La richiesta al governo

Greenpeace Italia sollecita il governo Meloni a intervenire sui guadagni del settore fossile e su quelli dell’industria militare. L’associazione chiede di accelerare l’abbandono delle fonti fossili e critica l’operazione promossa da Eni, definita un diversivo rispetto ai profitti del gruppo: «Il governo deve abbandonare rapidamente le fonti fossili e introdurre una tassa permanente sui profitti dell’industria fossile e di quella militare».

La stessa proposta viene rivolta agli altri esecutivi europei. Secondo Greenpeace, un prelievo stabile sugli utili delle compagnie petrolifere e del gas dovrebbe finanziare la riduzione delle bollette e sostenere il passaggio alle fonti rinnovabili.


Gli aumenti registrati alla pompa

L’analisi realizzata per Greenpeace Germania ha esaminato il divario tra il costo del greggio e i prezzi praticati ai distributori, escludendo imposte e accise. Nel periodo compreso tra il 1 marzo e il 19 ottobre, il gasolio è rincarato in media di 22,7 centesimi al litro nell’Ue, mentre la benzina ha segnato un aumento di 13,3 centesimi.

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Lo studio attribuisce la differenza ai margini aggiuntivi incassati dalle compagnie presso i distributori. I costi legati a produzione, raffinazione e distribuzione, sostiene Greenpeace, sono rimasti quasi invariati. Per l’associazione, la guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente sono state utilizzate per giustificare rincari record a carico degli automobilisti.


Il dato italiano e il confronto europeo

La stima complessiva equivale a circa 154 milioni di euro al giorno per l’industria petrolifera europea. In Italia il valore raggiungerebbe 5,06 miliardi, pari a 21,7 milioni quotidiani, collocando il Paese al terzo posto nell’Unione dopo Germania e Francia.

A pesare maggiormente sul risultato italiano è stato il gasolio, il cui prezzo è salito di 24,8 centesimi al litro. Il calcolo considera l’andamento dei carburanti prima e dopo l’avvio del conflitto e mette a confronto i prezzi alla pompa depurati dalla componente fiscale.

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