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Attualità 5 min di lettura2 ore fa

Manovra, 26 miliardi tra tasse, pensioni e debito

La quinta legge di bilancio del governo Meloni finanzia misure già esistenti e affida nuove entrate a banche, imprese e investitori

La manovra del governo Meloni vale circa 26 miliardi di euro e contiene poche misure nuove. Nove miliardi servono a rinnovare interventi già in vigore, mentre una parte del finanziamento viene rinviata attraverso maggiore deficit e debito.

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Il prelievo su banche e investitori

Tra le entrate previste c’è l’aumento della Tobin tax, applicata agli acquisti di azioni italiane emesse da società con una capitalizzazione di almeno 500 milioni di euro. Il costo ricadrà sugli investitori che comprano i titoli, non sulle aziende interessate.

Dal comparto finanziario il governo punta a ottenere complessivamente più di cinque miliardi. Per banche e assicurazioni è previsto un incremento di tre punti dell’Ires: l’aliquota salirebbe dal 27,5 al 30,5 per cento per gli istituti di credito e dal 24 al 27 per cento per le compagnie assicurative.

Anche il calcolo dell’Irap diventerebbe più oneroso. La quota di alcune spese amministrative e degli ammortamenti deducibile scenderebbe dal 90 al 30 per cento, facendo crescere la base imponibile. Una franchigia da 90 mila euro dovrebbe però attenuare l’impatto sulle banche popolari e sulle cooperative di dimensioni minori.


Le risorse ancora da trovare

Altri 700 milioni dovrebbero arrivare dalle imprese energetiche, probabilmente attraverso un intervento sull’Irap. Una cifra simile è attesa dal settore dei giochi: il governo valuta un aumento del prelievo su slot machine e videolotterie oppure maggiori versamenti da parte dei concessionari di scommesse e bingo per il rinnovo delle autorizzazioni.

Nei conti compare inoltre un miliardo ottenuto riducendo le dotazioni dei ministeri. Non è ancora stato indicato quali capitoli di spesa saranno interessati. L’esecutivo conta anche su una maggiore libertà di bilancio concessa dall’Unione europea per difesa e sicurezza energetica.

La Commissione europea ha espresso un orientamento favorevole l’8 ottobre, ma manca ancora il via libera definitivo del Consiglio dell’Ue. Per il 2027 e il 2028 Roma chiede uno spazio aggiuntivo pari allo 0,3 per cento del Pil per la difesa e a un altro 0,3 per cento per l’energia: nel complesso, fino a circa 14 miliardi di euro annui di spesa autorizzabile in più.

La deroga non garantisce nuove entrate. Consente soltanto di oltrepassare temporaneamente i limiti ordinari, lasciando allo Stato il compito di reperire i fondi. Il deficit passerebbe così dal 2,9 per cento del Pil nel 2026 al 3,4 per cento nel 2027, per poi scendere al 3,2 per cento nel 2028.

Una quota delle risorse dovrebbe finanziare climatizzatori e pompe di calore nelle scuole, oltre a lavori per ridurre i consumi di ospedali e università. I bandi sono previsti nel 2027, mentre l’assegnazione dei fondi partirebbe dal 2028, quindi in larga parte dopo le elezioni politiche.


Il taglio Irpef e il forfettario

La modifica principale sul piano fiscale riguarda lo scaglione Irpef intermedio. L’aliquota del 33 per cento verrebbe applicata fino a 55 mila euro di reddito imponibile, invece di fermarsi a 50 mila.

Il beneficio massimo sarebbe di 500 euro all’anno, pari a circa 42 euro mensili, per chi arriva almeno a 55 mila euro. L’agevolazione interessa infatti soltanto i 5 mila euro compresi tra 50 mila e 55 mila, oggi tassati al 43 per cento. Con un imponibile di 52 mila euro, il risparmio si fermerebbe a 200 euro annui; per chi resta sotto i 50 mila non cambierebbe nulla.

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Considerando l’intero arco della legislatura, su un reddito imponibile di 55 mila euro l’Irpef lorda passerebbe dai 16.550 euro calcolati nel 2022 a 15.350 euro. La differenza complessiva sarebbe quindi di 1.200 euro in quattro anni.

La platea è limitata. Nel 2024 il Dipartimento delle Finanze ha registrato poco più di 602 mila contribuenti nella fascia tra 50 mila e 55 mila euro, pari all’1,41 per cento del totale. Includendo tutti i redditi superiori a 50 mila euro, si arriva a 3,28 milioni di persone, il 7,66 per cento dei contribuenti.

Per gli autonomi, invece, il limite di fatturato per accedere al regime forfettario salirebbe da 85 mila a 100 mila euro annui. Il sistema prevede in genere un’imposta sostitutiva del 15 per cento, ridotta al 5 per cento per le nuove attività.

L’aumento della soglia richiede tuttavia l’autorizzazione europea. Le norme dell’Unione consentono l’esenzione dall’Iva fino a 85 mila euro di fatturato. Se Bruxelles non approverà il nuovo limite, chi si trova tra 85 mila e 100 mila euro potrebbe conservare la tassazione agevolata, ma dovrebbe applicare l’Iva sulle fatture.


Pensioni e misure per le famiglie

Sul fronte previdenziale non arriva l’abolizione della legge Fornero né l’uscita generalizzata a 64 anni, promessa da Matteo Salvini il 27 ottobre a Radio 24. La manovra mette a disposizione 850 milioni di euro per un fondo destinato ai pensionamenti anticipati.

Una possibilità simile esiste già, a determinate condizioni, per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996. L’intenzione del governo è ampliare l’accesso, ma categorie coinvolte e requisiti non sono ancora definiti. Salvini ha indicato il fondo come l’inizio del percorso verso il pensionamento a 64 anni; Giorgia Meloni ha rinviato al Parlamento la definizione delle regole.

L’esenzione dal bollo auto dovrebbe diventare strutturale. La misura riguarderebbe le vetture fino a 80 kilowatt e i motocicli; per chi possiede più automobili, l’agevolazione sarebbe utilizzabile soltanto sul mezzo meno potente.

Nel 2027 il costo stimato per lo Stato è di 2,36 miliardi di euro. Per proseguire negli anni successivi saranno necessari ulteriori stanziamenti, compresi i rimborsi alle Regioni per le entrate perse. È inoltre prevista la possibilità di richiedere una targa personalizzata.

Tra gli interventi per i giovani figura un premio da 2.500 euro destinato ai lavoratori con meno di trent’anni. La somma sarà tassata all’1 per cento e potrà essere versata in un’unica soluzione oppure distribuita in dodici rate, che corrisponderebbero a poco più di 206 euro al mese prima degli altri eventuali effetti fiscali.

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