Carburanti, 36 miliardi di profitti extra nell’Ue
L’analisi di Greenpeace Germania colloca l’Italia al terzo posto europeo, con 5,06 miliardi guadagnati oltre i costi.
L’industria petrolifera dell’Unione europea ha accumulato 36 miliardi di euro di profitti aggiuntivi dall’inizio del conflitto in Iran.
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L’allarme sul caro energia
Secondo Federico Spadini, responsabile della campagna Clima di Greenpeace Italia, le compagnie petrolifere stanno trasferendo sui consumatori i propri guadagni record. L’associazione collega il rincaro dei carburanti alle difficoltà economiche delle famiglie e agli effetti degli eventi climatici estremi.
«Le compagnie petrolifere stanno spudoratamente approfittando della situazione di crisi per arricchirsi», ha dichiarato Spadini. Greenpeace richiama anche l’estate segnata da migliaia di morti attribuiti al caldo e dagli incendi in diverse aree d’Europa, in vista di una stagione invernale caratterizzata da bollette e carburanti più costosi.
Il caso Eni
Greenpeace Italia ha chiesto al governo guidato da Giorgia Meloni di accelerare l’abbandono delle fonti fossili e di introdurre un prelievo stabile sui guadagni del comparto petrolifero e di quello militare. Le risorse, secondo l’associazione, dovrebbero sostenere le famiglie colpite dagli aumenti, finanziare le rinnovabili e rafforzare le misure di adattamento e riduzione dei danni climatici.
Nel mirino è finita anche Eni. Greenpeace ricorda che la società italiana ha comunicato un utile di 2,8 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno, oltre il doppio del risultato ottenuto nello stesso periodo del 2025. L’associazione sostiene inoltre che questa cifra superi ampiamente il costo del provvedimento con cui è stato limitato il prezzo alla pompa dei suoi carburanti.
I dati sui prezzi alla pompa
La stima nasce da uno studio commissionato da Greenpeace Germania, che ha confrontato l’andamento del greggio con i prezzi di benzina e gasolio, depurati da imposte e accise, in diversi Paesi dell’Unione europea.
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Tra il 1 marzo e il 19 ottobre, il prezzo del diesel al netto delle tasse è cresciuto in media di 22,7 centesimi al litro, mentre quello della benzina ha registrato un aumento di 13,3 centesimi. L’analisi attribuisce la differenza ai margini aggiuntivi delle compagnie, sostenendo che i costi di produzione, raffinazione e distribuzione siano rimasti quasi invariati.
In Italia l’incremento del gasolio ha raggiunto 24,8 centesimi al litro. Il mercato nazionale avrebbe così prodotto 5,06 miliardi di euro di profitti extra, pari a circa 21,7 milioni al giorno, collocando l’Italia dietro Germania e Francia.
La richiesta di una tassa stabile
Per Greenpeace, la guerra in Iran e le tensioni mediorientali sono state utilizzate per giustificare aumenti eccezionali dei prezzi dei carburanti. L’organizzazione ambientalista ha quindi sollecitato i governi europei a introdurre un’imposta permanente sugli utili delle società petrolifere e del gas.
Il gettito dovrebbe essere destinato alla riduzione delle spese energetiche, allo sviluppo delle fonti rinnovabili e alla protezione delle comunità più vulnerabili. La stima complessiva indica una media di circa 154 milioni di euro al giorno di profitti aggiuntivi per l’industria petrolifera europea.
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