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Attualità 1 min di lettura23 min fa

Grecia, stop ai social sotto i 15 anni: la stretta partirà nel 2027

Il Parlamento di Atene ha dato il via libera al divieto, difeso dal governo come una risposta necessaria alla crescente esposizione dei più giovani alla rete.

Dal 1° gennaio 2027 in Grecia gli under 15 non potranno utilizzare i social network. La misura è stata approvata dal Parlamento di Atene e introduce una soglia anagrafica precisa per l’accesso alle piattaforme, con l’obiettivo dichiarato di proteggere i minori dalla loro crescente presenza in rete.

Il provvedimento è stato presentato da Akis Skertsos, ministro di Stato incaricato del coordinamento delle politiche governative. In aula ha incassato il sostegno della sola Nuova Democrazia, il partito di governo.

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Il governo difende la stretta sui minori

Dimitris Papastergiou, ministro per la Governance digitale e l’intelligenza artificiale, ha sostenuto la legge definendola una risposta necessaria, efficace e proporzionata, oltre che compatibile con il diritto dell’Unione europea. Secondo il ministro, le istituzioni non possono rimandare l’intervento in attesa di una disciplina comune considerata ideale.

“Un governo responsabile deve agire: è un suo dovere”, ha detto Papastergiou, sottolineando come i bambini siano sempre più coinvolti nella dimensione digitale. Il ministro ha aggiunto che non sarebbe sufficiente scegliere l’inazione o aspettare una futura regolamentazione europea.

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La soglia scatterà dal 2027

Il divieto riguarderà tutti i ragazzi che non abbiano ancora compiuto 15 anni e diventerà operativo dal primo giorno del 2027. La norma non si limita quindi a formulare una raccomandazione per le famiglie, ma stabilisce un limite legale all’utilizzo dei social da parte dei minori al di sotto dell’età fissata.

Per spiegare la scelta, Papastergiou ha richiamato anche le restrizioni già vigenti in Grecia per impedire ai più giovani di accedere ad alcolici e prodotti del tabacco. Il governo considera il provvedimento parte di un approccio analogo: fissare barriere all’accesso a strumenti ritenuti problematici per i minori, invece di lasciare la gestione del fenomeno soltanto alle decisioni individuali.

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