Gli Strokes sorprendono Bologna: il concerto cambia passo con Bella ciao
Dopo tredici anni di assenza dall’Italia, la band newyorkese riempie l’Unipol Arena tra classici, brani recenti e una versione inattesa dell’inno partigiano.
A Bologna gli Strokes non hanno cercato di ricostruire il passato, ma di dimostrare quanto il gruppo sia ancora capace di cambiare pelle. L’unica data italiana, ospitata all’Unipol Arena, ha unito i brani che il pubblico conosce a memoria alle canzoni del nuovo album Reality Awaits, pubblicato a luglio, fino alla sorpresa finale di Bella ciao cantata da Fabrizio Moretti.
Il concerto arriva dopo una lunga assenza: l’ultima apparizione della band in Italia risaliva al 2011, a Vigevano, dove problemi tecnici avevano costretto a ridurre la scaletta. A Bologna, invece, il palazzetto era gremito e i biglietti erano diventati difficili da trovare già prima dell’evento.
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Casablancas guida una serata imprevedibile
Julian Casablancas è entrato in scena con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, nonostante il clima caldo. Per tutta la serata ha mantenuto il cappotto chiuso, muovendosi in modo irregolare e arrivando spesso a cantare con le spalle rivolte agli spettatori.
La distanza dal pubblico, però, si è sciolta quasi subito. Reptilia, proposta come secondo brano, ha provocato una reazione entusiasta dello stesso Casablancas, mentre Hard to Explain, Someday, Last Nite, Take It or Leave It e The Adults Are Talking hanno riportato l’arena dentro la storia del gruppo.
Il cantante ha conservato anche la sua consueta libertà sul palco. Dopo aver chiesto quanti spettatori non fossero di Bologna, davanti a migliaia di mani alzate ha scherzato: «Allora potete uscire», indicando la porta. In precedenti concerti aveva modificato testi, rallentato pezzi e risposto alle richieste del pubblico con battute volutamente provocatorie.
Il nuovo album cambia le regole
La scaletta ha dato spazio anche a Reality Awaits, disco prodotto da Rick Rubin che allontana almeno in parte gli Strokes dalla formula degli esordi. L’apertura è stata affidata a Tyrants of the Mellow Moon, mentre Lonley in the Future e Dine N’ Dash hanno mostrato due direzioni differenti della produzione più recente.
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Uno degli elementi più discussi del nuovo lavoro è l’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas. La scelta ha diviso ascoltatori e critica, ma a Bologna è apparsa come una delle caratteristiche che distinguono la fase attuale della band. Anche la risposta alle critiche del recensore musicale Anthony Fantano è entrata nel concerto attraverso Lonely in the Future.
Il gruppo non ha mai smesso di confrontarsi con il proprio debutto Is This It?, l’album che nel 2001 contribuì a definire il ritorno del garage rock. Dopo Room on Fire, gli Strokes hanno sperimentato con Angles, Comedown Machine e The New Abnormal, senza riuscire a liberarsi completamente dall’immagine costruita nei primi anni Duemila.
Da New York a Bella ciao
A Bologna la formazione composta da Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture ha confermato di conservare una solida intesa. Il pubblico ha ricevuto sia i successi più noti sia una versione meno prevedibile del repertorio, segno di un gruppo oggi meno concentrato sulla ripetizione dei propri modelli.
La componente politica, emersa di recente anche a New York con gli interventi di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez sul palco di Flushing Meadows, ha trovato un’eco inattesa nella tappa italiana. Moretti, batterista italiano della band, ha intonato Bella ciao e l’intera arena si è unita al canto, prima del ritorno agli strumenti e all’esecuzione di Lonely in the Future.
Il risultato è stato un concerto sospeso tra memoria e trasformazione. Gli spettatori che cercavano esclusivamente gli Strokes del 2001 hanno ritrovato Reptilia e Last Nite, ma anche una band che non sembra più intenzionata a riproporsi identica a se stessa.
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