«Gli abbiamo rovinato la vita»: sei agenti ai domiciliari a Milano
Un fermo contestato a un ragazzo di 16 anni porta al centro dell’inchiesta una presunta rete di arresti irregolari, atti alterati e denaro sottratto.
«Sono questi gli arresti che volete fare? Prendete dei 16enni in bici. Non ha fatto un ca**o, gli abbiamo rovinato la vita». I dubbi espressi da una collega estranea all’indagine riguardavano il fermo di un minorenne, avvenuto a gennaio, e la reale provenienza della droga che gli era stata attribuita.
A quella contestazione, uno degli agenti avrebbe risposto imponendo il silenzio sulle attività del gruppo: «Tu non devi raccontare le cose del nucleo in giro». Il dialogo, acquisito dagli investigatori, è tra gli elementi utilizzati dalla Procura di Milano per ricostruire il funzionamento della presunta “squadretta”.
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Le chat rivelano il metodo del gruppo
Nella messaggistica interna chiamata «Siamo stupefacenti» sarebbero comparsi messaggi relativi alle modalità operative degli indagati. In uno di questi, riferito a un fermo, si legge: «Lo fermiamo e lo mettiamo subito in macchina, così nessuno vede».
Un’altra conversazione coinvolgerebbe l’ex commissaria, che avrebbe suggerito di intervenire sulla documentazione quando necessario: «Modificatelo se c’è bisogno». Per gli inquirenti, questi scambi si aggiungono alle intercettazioni e contribuiscono a delineare un’attività coordinata, nella quale gli interventi sarebbero stati preparati nei dettagli.
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Dalla denuncia agli otto arresti contestati
L’indagine è partita dalla segnalazione presentata dal legale di uno spacciatore fermato il 16 luglio. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’operazione sarebbe stata fatta risultare a Milano, benché il fermo fosse avvenuto a Corsico, territorio nel quale gli agenti non avrebbero avuto competenza.
La Procura contesta inoltre la manipolazione degli atti, l’oscuramento delle telecamere e la sottrazione di 1.450 euro all’uomo arrestato. Ampliando gli accertamenti, gli investigatori avrebbero individuato almeno otto episodi analoghi, soprattutto collegati a contestazioni per droga.
Il quadro complessivo comprende 33 imputazioni provvisorie, formulate a vario titolo per falso in atto pubblico, peculato e calunnia. Il gip Elio Sparacino, al termine degli interrogatori preventivi, ha confermato i domiciliari per i cinque vigili già arrestati ad agosto e ha applicato la stessa misura anche a un sesto indagato.
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