Giorgia Meloni esclude il Quirinale e attacca il centrosinistra
La premier guarda alle politiche del 2027 e denuncia il pregiudizio verso l’area conservatrice
Giorgia Meloni ha escluso una candidatura al Quirinale e ha confermato di voler puntare alla riconferma alla guida del governo. Le sue parole compaiono nel libro di Bruno Vespa, in uscita lunedì 2 novembre.
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La premier pensa alla riconferma
Nel volume “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, pubblicato da Mondadori-Rai Libri, Meloni spiega di essere concentrata sulla conclusione della legislatura e sulla richiesta di un nuovo mandato agli elettori.
«Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani», afferma la presidente del Consiglio. Subito dopo, tuttavia, aggiunge che non dovrebbe suscitare scandalo l’ipotesi di vedere, in futuro, una personalità conservatrice aspirare alla Presidenza della Repubblica.
L’attacco al pregiudizio politico
Meloni contesta l’idea che il capo dello Stato debba necessariamente provenire dall’area di centrosinistra. A suo giudizio, una parte consistente dell’elettorato di centrodestra viene ancora trattata come se avesse un peso minore nella vita istituzionale.
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La premier definisce questo atteggiamento «razzismo culturale» e sostiene che le reazioni della sinistra all’eventualità di un presidente indicato da una maggioranza di centrodestra rivelino una concezione proprietaria delle istituzioni. Nel suo ragionamento richiama anche il passato di alcuni esponenti progressisti, ricordando il loro sostegno giovanile all’Unione Sovietica.
Il voto politico del 2027
Secondo Meloni, gli italiani possiedono una maturità maggiore di quella che spesso viene loro riconosciuta dal mondo politico. Gli elettori, sostiene, sanno distinguere le diverse consultazioni e comprendere il peso specifico di ciascun voto.
La presidente del Consiglio prevede che durante la prossima campagna elettorale torni il richiamo al cosiddetto “allarme democratico”. Un esempio, secondo lei, è già rappresentato dall’attenzione riservata alla valutazione della Corte costituzionale sulla legge elettorale. A suo avviso, questa impostazione sarebbe l’unico elemento condiviso dal Campo largo.
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