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Attualità 2 min di lettura5 min fa

Meloni: «Punto al secondo mandato», escluso il Quirinale

Nel libro di Bruno Vespa, la premier parla del referendum sulla giustizia e difende la presenza conservatrice al Quirinale

Giorgia Meloni punta a guidare il governo anche nella prossima legislatura e non considera, per ora, una candidatura al Quirinale. La premier lo afferma nel libro di Bruno Vespa in uscita lunedì 2 novembre.

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Il bilancio del governo

Tra gli obiettivi indicati da Meloni c’è la conferma per un altro mandato alla guida dell’esecutivo. «Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani», sostiene nel volume *Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein*.

La presidente del Consiglio considera tra i risultati più soddisfacenti del suo lavoro i traguardi diplomatici, i negoziati riservati e le iniziative che, a suo giudizio, hanno contribuito a rafforzare il peso dell’Italia all’estero. La soddisfazione, spiega, arriva soprattutto quando l’impegno produce un risultato concreto.


La delusione sul referendum

Il passaggio più negativo del periodo trascorso al governo resta invece la sconfitta nel referendum sulla giustizia. Secondo Meloni, quell’esito renderà più complesso portare avanti la riforma e limitare l’influenza delle correnti politicizzate.

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La premier contesta anche una campagna nella quale la narrazione avrebbe prevalso sui contenuti. A suo avviso, gli italiani chiedono cambiamenti ma allo stesso tempo mostrano timore davanti alle trasformazioni e finiscono per rallentarle. «A maggior ragione, occorreva insistere», afferma.


Il ruolo della destra al Quirinale

Pur escludendo una propria candidatura, Meloni respinge l’idea che una figura conservatrice non possa aspirare in futuro alla presidenza della Repubblica. Per la presidente del Consiglio, non dovrebbe suscitare scandalo l’eventuale candidatura di una personalità appartenente a quella cultura politica.

Nel libro critica inoltre la sinistra per una presunta visione proprietaria delle istituzioni. «Trovo insopportabile questo “razzismo culturale” per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore», dichiara, concludendo: «Anche basta».

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