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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Gioele Dix: la lezione di Tomba e il ritorno dei Gialappi

Tra memoria, ironia e suoni, Gioele Dix porta in scena un viaggio personale nei vuoti del ricordo e nelle tracce lasciate dal passato.

Il rapporto con la Gialappa’s Band non si è interrotto del tutto. Gioele Dix ha raccontato di essere stato contattato l’anno scorso per GialappaShow, progetto che però non è andato avanti: «I Gialappi mi avevano contattato lo scorso anno per GialappaShow, ma poi non se ne è fatto nulla». L’attore ha comunque partecipato al docufilm diretto da Walter Veltroni sulla storia del gruppo.

Nel suo percorso professionale resta anche il ricordo della caricatura di Alberto Tomba realizzata per la Gialappa’s Band. Dix ha spiegato che, dietro l’immagine sicura dell’ex campione, aveva intuito una persona molto discreta. Quando gli domandò perché, dopo aver lasciato lo sci, non si fosse dedicato ad altro, Tomba gli rispose: «Avevo dedicato la vita allo sci e non volevo fare lo scemo in giro con cose che non mi competevano».

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Un’energia diversa ogni giorno

Dix ha descritto anche il proprio rapporto con il tempo e con le inquietudini quotidiane. La sua giornata, ha raccontato, sembra divisa in tre momenti distinti: al mattino tutto appare faticoso, nel pomeriggio il ritmo si distende, mentre la sera torna la sensazione di affrontare una discesa impegnativa.

«Vorrei essere meno inquieto. Ma soprattutto meno pigro: la mattina, per me, è come se dovessi scalare una montagna; il pomeriggio mi sento in piano; la sera scendo con gli sci sulla pista nera», ha detto l’attore parlando del proprio carattere e delle difficoltà legate all’avvio della giornata.


La memoria sale sul palcoscenico

Questa dimensione personale attraversa “Arrivato a questo punto”, lo spettacolo che Dix sta portando nei teatri italiani. Al centro c’è la memoria, con la sua capacità di conservare episodi lontani e, allo stesso tempo, di lasciare improvvisamente degli spazi vuoti.

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Il protagonista prova a ricomporre la propria identità affidandosi soprattutto ai suoni. Musiche, voci e rumori riconducibili alla sua storia diventano gli indizi di un percorso interiore, nel quale il pubblico può ritrovare esperienze familiari.


Risate, ricordi e ferite

Il racconto procede senza un andamento lineare: una battuta interrotta può lasciare spazio ai ricordi del padre, sopravvissuto all’Olocausto. Le parti comiche convivono così con passaggi più dolorosi, mentre gli effetti sonori alternano armonie leggere e rumori insistenti.

Ne risulta uno spettacolo sospeso tra umorismo e riflessione, pensato per affrontare con delicatezza un tema tutt’altro che semplice. Il lavoro di Dix è anche un tributo al teatro, capace di evocare luoghi e immagini attraverso la parola, la presenza degli attori e l’ascolto, senza dipendere necessariamente dalla rappresentazione visiva.

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