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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Germania, la tassa che può cambiare le bibite: incasso fino a 925 milioni

Dal 1° luglio 2027 Berlino punta a ridurre lo zucchero nelle bevande con un prelievo a due livelli, esenzioni per i piccoli produttori e forti obiezioni politiche.

In Germania il consumo medio di zuccheri liberi supera ampiamente i livelli raccomandati. Secondo i dati del Max Rubner-Institut, le donne ne assumono 61 grammi al giorno e gli uomini 78, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di restare sotto i 50 grammi, indicando come obiettivo preferibile meno di 25.

Una singola confezione da 200 millilitri delle bevande interessate dal provvedimento può contenere tra 20 e 34 grammi di zuccheri liberi. Proprio per questo, il tributo viene presentato come uno strumento per contrastare obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e carie, oltre che come una nuova fonte di risorse per il bilancio pubblico.

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Il consumo è il vero bersaglio

Una valutazione dell’Istituto scientifico dell’Associazione delle imprese di assicurazione sanitaria privata, citata da ARD, sostiene che un’imposta sulle bevande dolcificate potrebbe ridurne sensibilmente l’acquisto. Nel lungo periodo, secondo lo studio, la misura contribuirebbe anche a prevenire alcune patologie legate all’eccesso di zuccheri.

Il meccanismo dovrebbe spingere le aziende a riformulare le ricette, così da evitare il prelievo o rientrare negli scaglioni più bassi. La struttura della tassa, tuttavia, consente ai produttori di trasferire il costo sui consumatori, con l’aggiunta dell’Iva, qualora decidano di non diminuire la quantità di zucchero.


Berlino ridimensiona il progetto

Il piano prevede l’avvio dell’imposta il 1° luglio 2027. Per le bevande con almeno cinque grammi di zucchero ogni 100 millilitri è fissato un importo di 26 centesimi; oltre gli otto grammi la cifra sale a 32 centesimi. I produttori con una quantità annua inferiore a un milione di litri resteranno esclusi, ma questa deroga dovrà essere autorizzata dalla Commissione europea perché potrebbe configurarsi come aiuto di Stato.

Rispetto alla versione iniziale è stato eliminato il livello più alto, che avrebbe applicato 38 centesimi alle bevande con almeno 10 grammi di zucchero per 100 millilitri. Il testo non comprende succhi, prodotti a base di latte, birra, vino, cocktail analcolici e bevande dolcificate con sostanze diverse dallo zucchero. Rientreranno invece cola, aranciate, bibite alla frutta e acqua gassata zuccherata, tè freddi, sciroppi e bevande energetiche.


Scontro politico e obiettivi economici

L’iter è stato tutt’altro che lineare. All’inizio del mese la Cancelleria aveva fermato temporaneamente la proposta del ministro delle Finanze Lars Klingbeil, esponente della SPD, ritenendo che la bozza si allontanasse dal lavoro della Commissione finanziaria per la sanità e non disponesse dei consensi necessari all’interno dell’esecutivo. Il progetto è poi stato modificato con l’eliminazione dello scaglione più oneroso e l’introduzione della soglia per le piccole imprese.

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Il provvedimento continua però a incontrare opposizioni. Nove ministri regionali dell’Agricoltura e della tutela dei consumatori appartenenti alla CDU/CSU avevano scritto al Cancelliere Friedrich Merz per contestare una misura considerata eccessivamente invasiva e capace di gravare su determinati acquisti alimentari. Boris Rhein, governatore dell’Assia, l’ha definita una “tassa che fa lievitare i prezzi” e ha avvertito che “una tassa sullo zucchero invierebbe un segnale sbagliato”, con possibili conseguenze sull’occupazione nelle aziende medie del comparto delle bevande.

Se il Parlamento approverà l’attuale versione, le entrate stimate ammonteranno a 690 milioni di euro nel 2027 e a 925 milioni nel 2028. Dal 2029 al 2031 il gettito previsto sarà di circa 890 milioni di euro all’anno. Le risorse serviranno a contenere la riduzione del contributo federale al fondo sanitario e a mantenere invariati i versamenti dell’assicurazione sanitaria obbligatoria.


Una tassa limitata alle bevande

Il provvedimento non riguarda gli alimenti solidi, anche quando contengono quantità elevate di zucchero: restano fuori, tra gli altri, cioccolato, biscotti e piatti pronti. Nel settore dei cereali per la colazione, i produttori hanno invece ridotto autonomamente la presenza di zuccheri dal 2016.

L’Associazione dell’industria dei cereali, della molitura e dell’amido sostiene che nei prodotti destinati ai bambini il contenuto medio sia calato di circa il 44%. La riduzione, però, non coincide necessariamente con un taglio delle calorie: lo zucchero può essere sostituito da ingredienti ricavati da cereali ricchi di amido, con un apporto energetico simile. L’uso crescente di cereali integrali aumenta le fibre, ma può anche far salire leggermente la quota di grassi per la presenza del germe del chicco.

Anche in Italia la tassa era stata istituita nel 2019 con l’intento di scoraggiare il consumo di prodotti considerati dannosi. La sua applicazione è stata però rinviata più volte, con una rinuncia a entrate stimate in poco meno di 300 milioni di euro all’anno.

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