Georgia, il governo congela il percorso verso l’Unione europea
Dalla candidatura del 2023 alle proteste di Tbilisi, il Paese vive una frattura tra governo e società europeista.
La Georgia ha visto rallentare il percorso di adesione all’Unione europea dopo la virata autoritaria del partito di governo Sogno Georgiano. Il Paese, candidato dal dicembre 2023, è oggi considerato da Bruxelles un candidato «solo sulla carta».
A Tbilisi le proteste contro l’esecutivo proseguono da quasi due anni. Ogni sera i manifestanti portano in piazza le bandiere georgiana ed europea, mentre il governo si allontana dalle istituzioni comunitarie e una parte consistente della società continua a guardare verso l’Occidente.
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Un Paese tra Europa e Russia
La Georgia si affaccia sul Mar Nero, tra il Gran Caucaso e il confine con Turchia, Armenia, Azerbaigian e Russia. Il censimento del 2024, che non comprende le aree occupate, ha registrato 3,93 milioni di abitanti, il 5,8% in più rispetto al 2014.
La crescita demografica si concentra soprattutto a Tbilisi, dove vivono 1,33 milioni di persone, nella regione autonoma dell’Agiaria e nel Kvemo Kartli. Nel resto del territorio la popolazione diminuisce. Il Paese deve inoltre fare i conti con l’invecchiamento: gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 17,6% degli abitanti.
La Russia controlla circa un quinto del territorio georgiano. Dopo il conflitto del 2008, Mosca ha mantenuto basi militari in Abcasia e Ossezia del Sud, due aree che si sono dichiarate indipendenti negli anni Novanta.
Per Tbilisi, l’Abcasia continua a essere una repubblica autonoma, mentre l’Ossezia del Sud non dispone più dell’autonomia riconosciuta in precedenza dalla Costituzione georgiana. Le autorità georgiane considerano illegali gli ingressi nelle regioni occupate effettuati dal territorio russo e non riconoscono gli atti delle amministrazioni separatiste.
La lunga storia dei rapporti con Mosca
L’area dell’attuale Georgia è stata per secoli divisa tra regni e principati, contesa dall’Impero ottomano e dalla Persia. Nel 1008 Bagrat III ha riunito il primo regno georgiano; tra l’XI e il XII secolo Davide IV il Costruttore ha completato il processo con la conquista di Tbilisi.
Dal Settecento, di fronte alla pressione degli imperi vicini, i sovrani georgiani hanno cercato la protezione della Russia. Quella tutela si è trasformata in annessione: entro il 1864, i regni e i principati georgiani sono stati incorporati nell’Impero russo.
Dopo la Rivoluzione russa, il 26 maggio 1918 è nata la Repubblica democratica di Georgia. L’esperienza indipendente è durata poco: nel febbraio 1921 l’Armata rossa ha occupato Tbilisi e il Paese è entrato nella struttura sovietica transcaucasica.
Nel 1936 la federazione è stata sciolta e la Georgia è diventata una repubblica sovietica autonoma all’interno dell’Urss. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il referendum dell’aprile 1991 ha sancito il ritorno all’indipendenza con il 98% dei voti favorevoli.
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Guerre interne e apertura all’Occidente
La fase successiva all’indipendenza è stata segnata da instabilità politica e conflitti territoriali. Zviad Gamsakhurdia, primo presidente eletto, è stato osteggiato dall’opposizione e da una parte dell’esercito; la guerra civile ha provocato 113 morti e lo ha costretto a lasciare il Paese.
Il potere è passato a un Consiglio militare, che ha richiamato da Mosca Eduard Shevardnadze, già ministro degli Esteri di Michail Gorbaciov. Nel frattempo sono esplosi i conflitti in Abcasia e Ossezia del Sud. Nel 1993 la Georgia ha perso il controllo dell’Abcasia e, sotto pressione russa, è entrata nella Comunità degli Stati indipendenti.
La Costituzione del 1995 ha istituito una repubblica presidenziale e Shevardnadze è stato eletto capo dello Stato. Il suo periodo di governo ha portato una relativa stabilità e i primi avvicinamenti all’Occidente, ma il Paese è rimasto povero, corrotto e legato a Mosca.
Nel novembre 2003 le accuse di brogli nelle elezioni parlamentari hanno acceso la Rivoluzione delle Rose. I sostenitori di Mikheil Saakashvili hanno fatto irruzione in Parlamento con una rosa in mano; dopo che la polizia si è schierata con i manifestanti, Shevardnadze si è dimesso.
Dal conflitto del 2008 alle proteste
Saakashvili è stato eletto presidente nel 2004 con il 96% dei voti. Ha avviato riforme contro la corruzione, riorganizzato i servizi pubblici e rafforzato i rapporti con l’Occidente. La sua immagine si è però deteriorata dopo la repressione delle proteste dell’opposizione nel novembre 2007, quando il governo ha imposto lo stato di emergenza.
Nel 2008 Saakashvili è stato rieletto. Ad agosto, pochi mesi dopo l’apertura della prospettiva di un futuro ingresso nella Nato, la tensione con Mosca è sfociata nella guerra dei cinque giorni. L’attacco georgiano a Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud, è stato seguito dall’intervento russo, che ha oltrepassato i confini della regione.
Il cessate il fuoco è stato mediato dall’Unione europea durante la presidenza francese di Nicolas Sarkozy. Il 26 agosto Mosca ha riconosciuto l’indipendenza di Abcasia e Ossezia del Sud; il mese seguente ha firmato con entrambe accordi che hanno garantito la permanenza delle basi militari russe.
Nel 2012, a pochi giorni dalle elezioni, la diffusione di immagini sulle torture nel carcere di Gldani ha provocato nuove manifestazioni, sostenute soprattutto dagli studenti. Per il partito di Saakashvili, lo scandalo ha rappresentato un grave colpo politico.
La domanda di oggi
È opportuno indagare sulle minacce rivolte a esponenti politici?
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