Gaza City sotto attacco, Trump rinvia la resa dei conti con Teheran
Un condominio è stato distrutto dai bombardamenti israeliani, mentre Washington rafforza la presenza militare e il presidente americano minaccia nuove operazioni contro l’Iran.
I bombardamenti israeliani su Gaza City si stanno intensificando, insieme alle demolizioni nei quartieri orientali e agli spari contro i civili costretti a lasciare le aree colpite. Nella notte, un attacco ha centrato un edificio residenziale nella parte occidentale della città.
Il bilancio provvisorio è di almeno cinque vittime, quattro delle quali donne, oltre a diversi feriti. Secondo le testimonianze raccolte dall’agenzia kuwaitiana Kuna, l’esplosione ha devastato più appartamenti e provocato incendi; i soccorritori hanno lavorato per spegnere le fiamme e recuperare le persone rimaste sotto le macerie.
Gaza City paga il prezzo dell’escalation
L’episodio si colloca in una fase di crescente pressione militare nel centro della città. Alle incursioni aeree si aggiungono interventi di demolizione su vasta scala nei distretti orientali e colpi diretti verso gli sfollati che cercano di allontanarsi dalle zone sotto attacco.
Le operazioni hanno dunque colpito anche strutture abitative, con conseguenze immediate sulla popolazione civile. Il raid contro il condominio ha lasciato vittime e feriti, mentre le squadre della protezione civile hanno proseguito le ricerche tra i detriti.
Trump minaccia una nuova offensiva
Sul fronte iraniano, Donald Trump ha collegato la conclusione del conflitto alle elezioni americane di metà mandato, previste il 3 novembre. Durante un comizio in Alabama, il presidente ha dichiarato: «La guerra contro l’Iran finirà dopo le elezioni di metà mandato».
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Nelle ultime ore si è rafforzata l’ipotesi di un ulteriore dispiegamento militare statunitense nell’area. Il Pentagono ha diretto verso il Medio Oriente un terzo gruppo navale d’attacco, guidato dalla portaerei Uss Theodore Roosevelt, insieme ad altre navi del Corpo dei Marines: il contingente aggiuntivo dovrebbe comprendere tra 9mila e 10mila uomini.
Rinforzi americani per gli alleati
L’arrivo di navi, aerei, Marines e personale della Marina è previsto entro la fine di novembre, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal. La scelta si inserisce nella preparazione di Washington a un possibile nuovo confronto diretto con Teheran.
Negli ultimi giorni Trump ha lasciato intendere di poter autorizzare una ripresa dei bombardamenti su larga scala dopo il voto. «Ora devo prendere una decisione: o l’Iran firma l’accordo, oppure non esisterà più», ha affermato, mentre in un altro passaggio ha rivendicato che gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare i «bulli del Medio Oriente».
A protezione delle infrastrutture energetiche di Arabia Saudita e Qatar, gli Stati Uniti hanno inoltre trasferito nella regione due batterie aggiuntive di missili Patriot. Il rafforzamento serve a rassicurare i due Paesi alleati sulla difesa degli impianti petroliferi e del gas, soprattutto nel caso in cui riprendano quelle che Trump ha definito «importanti operazioni di combattimento» contro l’Iran.
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