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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Gaza, 61 milioni di tonnellate di macerie: cosa mostrano le nuove immagini

Le riprese satellitari documentano città devastate, accampamenti lungo la costa e una crisi umanitaria ancora drammatica per 2,3 milioni di persone

A Gaza le macerie hanno raggiunto una quantità stimata in 61 milioni di tonnellate, quasi venti volte superiore a quella prodotta complessivamente dai conflitti combattuti nel mondo negli ultimi 18 anni. Jaco Cilliers, rappresentante speciale del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo in Palestina, ha definito così la dimensione della distruzione: «La stima della quantità totale di macerie a Gaza è di 61 milioni di tonnellate. Si tratta di una quantità circa 20 volte superiore a quella generata in tutti i conflitti nel mondo negli ultimi 18 anni».


Rafah e il nord tra le macerie

Nel sud della Striscia, ampie aree appaiono ricoperte dai resti degli edifici. Lungo il confine con l’Egitto, una vasta porzione di territorio sembra essere stata liberata dalle forze israeliane; Rafah risulta quasi completamente distrutta, mentre Tel al-Sultan appare rasa al suolo.

Anche diversi centri settentrionali mostrano segni estesi dei combattimenti. Beit Lahiya e Beit Hanoun sono tra le località più colpite, mentre a Khan Younis la moschea Istiqlal figura tra i luoghi di culto danneggiati.


Tende dove prima c’erano quartieri

Le immagini acquisite da Google Maps nel mese di giugno mostrano una presenza massiccia di tende lungo la fascia costiera, in alcuni punti a breve distanza dal mare. Il porto principale di Gaza, un tempo frequentato dai pescherecci, è oggi gravemente compromesso e circondato da sistemazioni improvvisate.

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A Gaza City ogni area ancora libera sembra essere stata occupata da baracche, capanne e tende. Jabaliya e Shuja'iya, quartieri già colpiti da ripetute offensive israeliane, appaiono ormai in larga parte non abitabili.


Una crisi ancora senza soluzione

Il quadro restituito dalle riprese riguarda abitazioni, negozi e strutture religiose distrutti anche dopo il fragile cessate il fuoco. La devastazione si inserisce in una crisi umanitaria che continua a coinvolgere i 2,3 milioni di abitanti della Striscia.

La distribuzione degli accampamenti e l’estensione dei danni rendono visibile la trasformazione del territorio: intere zone urbane risultano sostituite da insediamenti di fortuna e distese di detriti, mentre il conflitto durato tre anni ha lasciato conseguenze profonde sul patrimonio abitativo e sulle attività quotidiane.

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