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Attualità 2 min di lettura12 ott

Gasolio, Iran e Ucraina: la scelta di Trump che divide l’Europa

Vali Nasr legge la presunta intesa energetica tra Washington e Mosca come una concessione a Putin per affrontare la crisi iraniana, mentre Bruxelles rischia di restare isolata.

L’Europa potrebbe trovarsi davanti a una scelta difficile: continuare a considerare la Russia la minaccia principale oppure concentrare l’attenzione sull’Iran e sul conflitto in Medio Oriente. Secondo Vali Nasr, politologo irano-americano ed ex consulente dell’amministrazione Obama, la strategia di Donald Trump sta già producendo una frattura con gli alleati europei.

Il punto di partenza sarebbe l’emergenza sui mercati energetici. La Casa Bianca ha annunciato una tregua legata alla fornitura di gasolio, ma il Cremlino ha negato che esista un’intesa con Washington. Per Nasr, tuttavia, la sola apertura di Trump verso Mosca mostra quanto la pressione sui prezzi stia condizionando le decisioni americane.

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L’Europa resta senza una linea comune

Nella lettura dell’esperto, il presidente degli Stati Uniti considera il dossier iraniano più urgente rispetto alla guerra in Ucraina. L’aumento del costo del diesel, a suo giudizio, avrebbe spinto Trump a cercare un’intesa capace di aumentare l’offerta e alleggerire la pressione economica, anche a beneficio della Russia.

«Trump ha chiarito che per gli Stati Uniti la questione Iran è molto più importante della guerra in Ucraina», ha spiegato Nasr in un’intervista. L’eventuale immissione di carburante sul mercato rafforzerebbe le entrate russe e, nello stesso tempo, segnerebbe l’abbandono di una posizione pienamente condivisa con i governi europei.

Per lo studioso, Washington starebbe mettendo le proprie priorità davanti alla solidarietà transatlantica. Bruxelles dovrebbe quindi decidere se assecondare la linea americana sul Medio Oriente, accettando una minore pressione su Vladimir Putin, oppure contrastare gli effetti di qualsiasi accordo tra Stati Uniti e Russia.


Mosca incassa, Teheran non cede

Nasr non ritiene che Putin possa determinare le scelte iraniane: Teheran, sostiene, combatte per la propria sopravvivenza e non affiderebbe a Mosca il controllo delle proprie decisioni. La Russia, inoltre, non avrebbe interesse a rompere del tutto i rapporti con l’Iran, perché potrebbe cercare contemporaneamente vantaggi economici dall’Occidente e rapporti strategici con Teheran.

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L’ipotesi di un’intesa energetica viene così descritta come una concessione tattica, non come il risultato di un grande disegno geopolitico. Trump avrebbe bisogno di margini di manovra sul prezzo dei carburanti per sostenere la propria posizione sull’Iran, mentre Putin potrebbe sfruttare l’isolamento europeo per aumentare la pressione sul continente.

Secondo Nasr, l’assenza di una vera diplomazia e la distanza tra le posizioni rendono fragile l’equilibrio attuale. «Credo che la guerra sia imminente», ha affermato, avvertendo che un eventuale conflitto con l’Iran sarebbe più distruttivo delle crisi precedenti.


Un’escalation oltre il Medio Oriente

L’esperto, che insegna alla Johns Hopkins di Washington e collabora con il Center for Strategic and International Studies, ritiene che un attacco possa ridisegnare gli equilibri regionali. Le autorità iraniane hanno già minacciato una risposta massiccia e il confronto tra Arabia Saudita e Yemen starebbe mostrando nuovi segnali di aggravamento.

Il rischio, nella sua analisi, è che la guerra non rimanga circoscritta al rapporto tra Washington e Teheran. L’aumento della devastazione potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente, mentre l’Europa si troverebbe a gestire contemporaneamente la pressione russa, la crisi energetica e le conseguenze di un nuovo conflitto.

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