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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Gasolio alle stelle, il Sud si ferma: cosa chiedono i camionisti

Presidi e mezzi fermi tra Calabria, Sicilia e Puglia mentre le scorte dei distributori diminuiscono: il governo convoca il settore per il 27 ottobre.

Il problema non riguarda più soltanto il costo del pieno. In diverse aree del Mezzogiorno il carburante sta diventando difficile da trovare, con impianti a secco e automobilisti costretti a mettersi in coda. Intanto gli autotrasportatori hanno intensificato la mobilitazione, denunciando rincari ormai impossibili da sostenere per le imprese.

La protesta assume forme diverse a seconda dei territori: in Calabria sono comparsi presidi vicino a strade e nodi logistici, in Sicilia i mezzi restano fermi nei piazzali, mentre in Puglia sono stati segnalati blocchi spontanei. Il governo ha fissato per il 27 ottobre un incontro con le associazioni del comparto per discutere gli aiuti economici e le misure contro l’aumento dei costi.

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Il carburante scarseggia nel Mezzogiorno

In Puglia, Basilicata e Calabria numerosi distributori hanno terminato le disponibilità di benzina e gasolio. In altri impianti, invece, la riduzione delle scorte ha prodotto attese molto lunghe, soprattutto nel Cosentino, dove le difficoltà hanno interessato sia il capoluogo sia diversi comuni della provincia.

Segnalazioni analoghe sono arrivate dalla Puglia, compresa l’area di Cerignola, nel Foggiano. La crisi delle forniture rischia di ripercuotersi anche sulla grande distribuzione e sulle attività agricole, in particolare quando si tratta di consegnare prodotti freschi e facilmente deteriorabili.


Protesta diversa tra Calabria e Sicilia

In Calabria la mobilitazione, promossa oggi da Fedralog, andrà avanti fino al 20 ottobre. Sono circa quindici i punti di presidio previsti nelle varie province, con una presenza concentrata nei pressi dell’aeroporto di Lamezia Terme, del porto di Gioia Tauro e di alcuni svincoli della A2 nel Cosentino.

I camion vengono sistemati ai lati delle carreggiate senza chiudere interamente la circolazione, ma il restringimento della sede stradale sta causando rallentamenti. Le forze dell’ordine controllano lo svolgimento della protesta. In provincia di Cosenza sono coinvolte anche le zone di Montalto Uffugo, Rende, San Lucido e Guardia Piemontese, oltre alla statale 18 e all’area di Sibari. La mobilitazione si affianca a quella degli agricoltori, già scesi in strada per contestare il peso crescente di carburanti e materie prime.

In Sicilia, il Comitato trasporto siciliano ha scelto invece di sospendere l’attività dalla mezzanotte fino al 20 ottobre. I mezzi pesanti rimarranno nei piazzali e non verranno scaricati i carichi di prodotti alimentari e ortofrutticoli arrivati via nave; non sono però annunciati blocchi delle strade. Salvatore Bella, esponente del comitato, ha spiegato che molte aziende non riescono più ad assorbire i rincari, che finiscono per incidere anche sui prezzi delle merci. La perdita stimata per ogni camion fermo oscilla tra 700 e 900 euro al giorno.

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Le richieste al governo restano aperte

Il caro-gasolio è legato, secondo le associazioni, agli effetti della guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz. Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, ha quantificato così l’incremento dall’inizio del conflitto: «un aumento di più di 50 centesimi al litro». Per un settore che consuma grandi volumi di carburante, la variazione si traduce in un aggravio quotidiano rilevante.

Le organizzazioni contestano inoltre il mancato trasferimento di risorse già concordate. Paolo Uggè, alla guida di Unatras, ha ricordato che a maggio erano stati annunciati 440 milioni di euro per sostenere l’autotrasporto, ma secondo l’associazione il denaro non è ancora arrivato alle imprese. Conftrasporto chiede altri finanziamenti, poiché il prezzo del gasolio è salito ulteriormente dopo l’intesa raggiunta con l’esecutivo.

Il confronto istituzionale è stato convocato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il 27 ottobre. Al tavolo siederanno i rappresentanti dell’autotrasporto e delegazioni della presidenza del Consiglio, del ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra i temi ci saranno sia i sostegni richiesti dalle imprese sia gli interventi per contenere l’impatto dei costi.


Il rischio per consegne e imprese

Le associazioni nazionali guardano con preoccupazione alle iniziative nate senza una proclamazione formale dei principali organismi di categoria. Molti blocchi degli ultimi giorni sono infatti partiti autonomamente dagli operatori, rendendo più difficile prevedere la durata e l’estensione della protesta.

Le prime ripercussioni si avvertono nelle consegne ai supermercati e nella distribuzione dei prodotti agricoli. Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare, ha riconosciuto le ragioni degli autotrasportatori ma ha chiesto che frutta e verdura continuino a viaggiare, per evitare danni alla qualità delle merci e alle aziende produttrici. Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria Puglia, ha infine richiamato i possibili effetti della carenza di carburante su trasporti, edilizia e infrastrutture.

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