Gas russo, il piano di Trump divide Europa e Ucraina
La Casa Bianca valuta il ritorno delle forniture attraverso i gasdotti ucraini, ma Bruxelles respinge l’ipotesi e Kiev teme un indebolimento della pressione su Mosca.
L’idea di riaprire il canale energetico tra Russia ed Europa si scontra subito con il rifiuto dell’Unione europea. Washington considera il ritorno del gas russo uno strumento utile per rilanciare l’economia di Mosca e creare condizioni favorevoli alla fine della guerra, mentre Bruxelles conferma sanzioni e percorso verso l’indipendenza energetica.
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Bruxelles chiude la porta a Mosca
La proposta sarebbe stata illustrata a esponenti europei da Steve Witkoff e Jared Kushner, gli emissari di Donald Trump che a settembre avevano incontrato Volodymyr Zelensky a Kiev. La risposta ricevuta, secondo il quadro ricostruito dal New York Times, è stata negativa: l’Unione europea non intende modificare la propria linea nei confronti del Cremlino.
Il contrasto con Washington si è accentuato dopo l’intesa raggiunta da Trump con Vladimir Putin sulla fornitura di gasolio agli Stati Uniti. Nello stesso periodo, il presidente americano ha congelato le sanzioni contro la Russia, di fatto neutralizzando il provvedimento noto come Graham Act, approvato con ampio sostegno bipartisan dalla Camera e dal Senato e destinato a entrare in vigore in queste ore.
Il progetto passa dai gasdotti ucraini
Nello scenario immaginato dalla Casa Bianca, Kiev dovrebbe prendere in considerazione la riattivazione delle infrastrutture che in passato trasportavano il gas naturale russo verso i mercati dell’Europa centrale. Trump ritiene che un simile accordo potrebbe produrre vantaggi su più fronti: Mosca recupererebbe entrate, l’Ucraina incasserebbe risorse per il transito e i consumatori europei potrebbero beneficiare di bollette più basse.
Il quadro energetico è però già cambiato profondamente. L’Ucraina ha fermato il passaggio del gas russo nel gennaio 2025, rinunciando a circa 1 miliardo di euro all’anno. Nell’Unione europea la quota di gas importato dalla Russia è scesa al 13%, rispetto al 45% del 2021, e l’obiettivo dichiarato è arrivare vicino allo zero entro il prossimo anno.
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Zelensky respinge la linea morbida
Per Kiev, il ritorno agli acquisti russi non rappresenta una soluzione praticabile. Zelensky considera inoltre il progressivo alleggerimento delle misure contro Mosca un orientamento ormai stabile della politica americana, non un episodio isolato legato soltanto all’accordo sul gasolio.
«La decisione di bloccare tutto mi sembra sbagliata. Aiuta soltanto i russi e alimenta il loro desiderio di continuare a uccidere persone», ha affermato il presidente ucraino, ricordando il sostegno ricevuto dal senatore Lindsey Graham. A suo giudizio, l’allentamento delle sanzioni non contribuisce a fermare il conflitto.
Nuovi colloqui ancora senza conferma
Nonostante le divergenze, Zelensky ha ribadito la disponibilità a incontrare i rappresentanti russi e americani in qualunque sede e con diversi formati negoziali. «Siamo pronti a negoziare ovunque e in qualsiasi formula», ha detto, aggiungendo che dagli Stati Uniti sarebbe arrivato un segnale sulla possibilità di un incontro già nella prossima settimana.
Washington starebbe lavorando a un vertice a tre con Kiev e Mosca. Tra le sedi considerate figurano alcuni Paesi del Medio Oriente, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, ma anche gli Stati Uniti durante il G20 previsto a Miami il 14 e 15 dicembre. Zelensky ha precisato che non esiste ancora una conferma né da parte russa né da quella americana, mentre anche alcuni governi europei avrebbero avviato contatti per valutare un possibile appuntamento.
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