Gas russo e armi a Kiev: il conto che divide lo studio di La7
A Piazzapulita Francesco Vignarca contesta la strategia militare sull’Ucraina e accende il confronto con Nathalie Tocci e Antonio Caprarica.
Il confronto televisivo si è concentrato su una domanda: quanto è coerente sostenere militarmente l’Ucraina mentre l’Europa continua ad avere rapporti economici con Mosca? A Piazzapulita, Francesco Vignarca ha messo in discussione la linea dell’invio di armi e ha polemizzato con Nathalie Tocci, Antonio Caprarica e, indirettamente, Carlo Calenda.
Il nodo del gas pesa sul sostegno a
Il coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo ha sostenuto che, durante gli anni del conflitto, il valore del gas russo acquistato dai Paesi europei avrebbe superato gli aiuti finanziari destinati all’Ucraina per consentirle di difendersi. La sua accusa è stata formulata così: «L’Europa, negli ultimi anni di guerra, ha comprato più gas di quanto non abbia dato aiuto finanziario all’Ucraina».
Vignarca ha poi contestato l’idea che interrompere la resistenza armata equivalga automaticamente a una resa. A suo giudizio, la prosecuzione delle ostilità sta producendo conseguenze gravissime sulla popolazione, oltre a svuotare il Paese e a provocare danni destinati a durare nel tempo anche in Russia.
Il confronto si accende in studio
Nel corso della discussione, l’attivista ha accusato i governi occidentali di avere contribuito in passato a rafforzare Putin attraverso rapporti commerciali e vendita di armamenti. Ha ricordato che, mentre il movimento pacifista chiedeva di non fornire armi al presidente russo, alcuni governi italiani mantenevano comunque relazioni con Mosca. Nel suo intervento ha citato anche politici che oggi mostrano pubblicamente il proprio sostegno all’Ucraina, pur avendo in precedenza stretto intese con Putin.
Caprarica ha reagito contestando l’impostazione del ragionamento e ha respinto l’idea che sostenere la difesa ucraina significhi desiderare una guerra. Vignarca ha replicato criticando quelli che ha definito argomenti categorici e ha richiamato anche il caso di Carlo Calenda, inserito nel discorso sui cambiamenti di posizione della politica italiana.
L’ipotesi di un attacco russo
Nathalie Tocci ha spostato il confronto su uno scenario concreto, chiedendo a Vignarca e a Riccardo Ricciardi, vicepresidente del M5s e capogruppo del Movimento alla Camera, quale sarebbe la loro reazione se un attacco russo contro l’Italia provocasse vittime civili.
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Ricciardi ha osservato che il ragionamento dei suoi interlocutori si basava su ipotesi e ha ricordato la vicenda del Nord Stream, l’infrastruttura europea danneggiata, sostenendo che non fosse stato Putin a farla saltare e che molti avessero indicato immediatamente il Cremlino come responsabile. Vignarca, invece, ha collegato la possibilità di un’aggressione alla permanenza di interessi economici italiani in Russia e agli acquisti di gas russo.
La deterrenza finisce sotto accusa
Un altro punto di frizione ha riguardato il ruolo della deterrenza nel mantenimento della pace. Vignarca ha respinto la tesi secondo cui l’equilibrio militare avrebbe impedito nuovi conflitti, attribuendo piuttosto alla casualità il fatto che non si sia arrivati a una guerra più ampia.
Per sostenere la propria posizione, ha ricordato che la Rete Italiana Pace e Disarmo è partner italiano di Ican, l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, organizzazione premiata con il Nobel per la Pace nel 2017 per il Trattato di proibizione delle armi nucleari. Ha inoltre citato i 34 episodi di “broken arrow”, espressione usata per indicare incidenti o situazioni nelle quali si è sfiorato un conflitto nucleare.
Secondo Vignarca, affidarsi alla deterrenza presuppone che l’avversario agisca sempre in modo razionale. Se Putin viene descritto come irrazionale, ha concluso, quella strategia non offrirebbe garanzie: «La deterrenza è una falsità». Caprarica ha contestato anche questa conclusione, mantenendo aperto lo scontro sul rapporto tra difesa, rischio di escalation e ricerca della pace.
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