Garlasco, Sempio rompe il silenzio: «La mia vita è sospesa
L’indagato respinge ogni accusa, contesta le prove scientifiche e punta a chiudere il caso già davanti al giudice dell’udienza preliminare.
Andrea Sempio nega di aver mai visto i filmati intimi che riguardavano Chiara Poggi e Alberto Stasi. Racconta di averne appreso l’esistenza soltanto attraverso i mezzi di informazione e descrive il rapporto con Chiara come quello di una conoscenza distante, esterna alla sua vita privata.
Sul piano umano, dice di comprendere il dolore dei genitori della vittima, segnati da anni di procedimenti giudiziari e dalla perdita della figlia. «La loro posizione, a livello emotivo, è forse anche peggiore della mia», ha spiegato a Sky TG24, sottolineando però che l’indagine ha lasciato anche lui in una condizione di immobilità: non lavora e fatica a immaginare una ripartenza mentre il suo nome resta legato a un possibile processo.
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Una difesa pronta a contestare tutto
Sempio, 38 anni, è tornato al centro dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi dopo la nuova conclusione delle indagini da parte della Procura di Pavia. L’eventuale richiesta di rinvio a giudizio non lo sorprende, ma la sua preferenza è affrontare rapidamente il passaggio davanti al giudice dell’udienza preliminare, senza restare ancora a lungo in attesa.
«Vorrei arrivare presto in udienza preliminare e chiarire ogni aspetto», ha detto, spiegando che l’obiettivo della difesa è ottenere una definizione del procedimento prima dell’eventuale dibattimento in Corte d’Assise. I suoi avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotto stanno preparando le ultime relazioni tecniche, in vista della scadenza del 18 ottobre.
L’impronta sul muro resta decisiva
Uno dei punti sui quali la difesa intende concentrare il confronto è l’impronta indicata come numero 33. Secondo Sempio, quel segno non consentirebbe di identificare alcuna persona: si trova in una zona del muro dove, nel tempo, altre persone potrebbero essersi sostenute durante la discesa delle scale.
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L’indagato sostiene inoltre che gli accertamenti non avrebbero individuato caratteristiche sufficienti per collegare l’impronta alla sua mano o per stabilire che fosse stata lasciata con sangue. La contestazione riguarda anche la ricostruzione sulle calzature: l’assassino avrebbe indossato scarpe Frau con suola punteggiata, numero 42, mentre Sempio afferma di portare il 44 fin dall’adolescenza.
Le altre contestazioni dell’indagine
Per rafforzare la propria posizione, i legali hanno fatto esaminare il modello di scarpa a un tecnico specializzato e a un altro esperto, mantenendo separati i due lavori. Secondo Sempio, entrambi sarebbero arrivati alla stessa conclusione, sulla base di analisi che finora non erano state eseguite.
Resta poi da chiarire la sua posizione nel fascicolo sulla presunta corruzione collegata all’archiviazione del 2017. Dopo l’archiviazione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, gli atti sono passati da Brescia a Pavia; Giuseppe Sempio, padre di Andrea, risulta coinvolto nell’indagine e non è ancora definito se lo sia anche il figlio. Sempio riferisce di aver chiesto informazioni ai propri legali e di non aver ancora ricevuto una risposta.
Quanto ai contatti attribuiti a quel periodo, racconta di aver trasmesso immediatamente il riferimento al suo avvocato, senza poi ricevere ulteriori aggiornamenti. Sui possibili errori del Ris di Parma nelle attività del 2007, considera corretto verificare se eventuali anomalie abbiano inciso sulla condanna, mentre non segnala, al momento, irregolarità nella nuova indagine.
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I consulenti di Andrea Sempio contestano tre elementi dell’inchiesta: la traccia ematica, la misura della scarpa e il profilo genetico rilevato sotto le unghie di Chiara Poggi.
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