Garlasco, nuove ombre su Sempio: ora la Procura valuta il processo
L’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi è stata chiusa: tra impronta, scarpa e nuovi rilievi medico-legali, la difesa può ancora intervenire prima delle decisioni dei pm.
La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio il nuovo avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi. L’atto non equivale a una richiesta di processo: prima di scegliere se procedere, i magistrati dovranno esaminare le memorie, i documenti e le richieste della difesa.
Il provvedimento riapre però diversi fronti investigativi. Le consulenze più recenti confermano l’attribuzione a Sempio dell’impronta numero 33, individuata sul muro della scala dove fu trovato il corpo, e non escludono che la mano che la lasciò potesse essere sporca di sangue.
L’impronta resta al centro dell’indagine
Gli accertamenti sulle calzature hanno inoltre modificato il quadro delle incompatibilità sostenute in precedenza. Secondo le conclusioni depositate, non è possibile affermare che la conformazione del piede di Sempio fosse incompatibile con la traccia lasciata dall’assassino.
La marca e il numero della scarpa rilevata sulla scena sono stati indicati come Frau 42, misura ritenuta compatibile con il piede dell’indagato. Gli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno contestato la rilevanza di questo elemento, sostenendo che si tratterebbe di una possibilità teorica già affrontata nel procedimento su Alberto Stasi.
I legali hanno anche affermato che gli altri dati richiamati dalla Procura, sia genetici sia medico-legali, non rappresenterebbero novità rispetto a quanto discusso nel processo concluso con la condanna definitiva di Stasi. La famiglia, hanno aggiunto, auspica che sia la Corte d’Appello competente a valutare al più presto l’eventuale richiesta di revisione.
La morte potrebbe essere arrivata dopo
Un altro punto delle nuove consulenze riguarda la sequenza delle ferite. Gli specialisti Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone ritengono che almeno alcuni traumi al capo e al volto possano essere stati provocati durante una colluttazione o un’aggressione prolungata, nella quale Chiara Poggi avrebbe tentato di difendersi.
La ricostruzione medico-legale non colloca necessariamente le lesioni immediatamente prima del decesso. Gli esperti indicano un intervallo minimo orientativo tra 15 e 30 minuti, senza escludere che la sopravvivenza sia durata complessivamente fino a 60 minuti. Nel documento si parla infatti di una dinamica lesiva “non immediatamente coincidente con il decesso”.
La Procura ha inoltre acquisito una consulenza della difesa di Alberto Stasi relativa a due contro-analisi eseguite il 20 settembre 2007 sul campione collegato al Dna di Chiara trovato sui pedali della bicicletta. Secondo i consulenti, quei risultati furono completamente negativi e avrebbero potuto, nella prospettazione difensiva, favorire Stasi già allora.
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Di quegli esami, tuttavia, non sarebbe stata trovata traccia negli atti del procedimento e del processo a carico dell’ex fidanzato della vittima. La Procura precisa comunque che nessuno le ha mai chiesto formalmente di avanzare una proposta per rivedere la sentenza definitiva a carico di Stasi, condannato a 16 anni.
Il nodo della valutazione psichiatrica
Resta senza una risposta conclusiva anche la consulenza sulla capacità di intendere e di volere di Sempio, oggi 38enne. Il professor Roberto Catanesi, incaricato dalla Procura, ha esaminato il materiale investigativo ma ha spiegato di non poter formulare conclusioni adeguatamente motivate senza una visita diretta.
Sempio ha rifiutato di sottoporsi all’esame clinico. Per questo, secondo quanto comunicato dal procuratore Fabio Napoleone, l’accertamento sulla sua capacità processuale e sulla sua imputabilità è al momento sospeso. Il consulente ha scritto di non avere “elementi sufficienti” per rispondere ai quesiti in modo metodologicamente solido.
Tra le persone ascoltate nelle ultime fasi dell’inchiesta figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, sentito il 25 settembre per più di un’ora e mezza. L’audizione avrebbe riguardato i reperti della bicicletta di Stasi e le analisi genetiche del 2007; sono stati inoltre sentiti alcuni militari coinvolti nelle indagini del 2017.
Dalla chiusura alla possibile richiesta
La notifica del 415 bis permette ora alle parti di conoscere nel dettaglio gli atti raccolti negli ultimi mesi. La difesa di Sempio potrà depositare memorie, documenti e osservazioni, oltre a chiedere nuovi approfondimenti; analoghe facoltà spettano agli altri soggetti coinvolti nel procedimento.
Soltanto dopo questo passaggio la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato. La conclusione delle indagini, dunque, non comporta automaticamente l’apertura di un processo.
Un eventuale procedimento contro Sempio potrebbe intrecciarsi con le iniziative annunciate dalla difesa di Stasi per ottenere la revisione della condanna. Le conseguenze concrete dipenderanno però dalle valutazioni dei pm pavesi e, in seguito, dalle decisioni dell’autorità giudiziaria.
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