Garlasco, la famiglia Poggi sfida il nuovo dossier: cosa succede ora
La Procura di Pavia ha notificato a Andrea Sempio la nuova chiusura delle indagini, mentre i legali dei Poggi ridimensionano gli accertamenti e chiedono il vaglio della Corte d’Appello.
La famiglia di Chiara Poggi non vede, negli ultimi accertamenti della Procura di Pavia, elementi capaci di modificare il quadro già esaminato nel processo contro Alberto Stasi. I legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno reagito alla nuova chiusura delle indagini su Andrea Sempio sostenendo che la vicenda dovrebbe ora essere valutata dalla Corte d’Appello, senza proseguire nella ricerca di un responsabile alternativo.
Nel frattempo, a Sempio è stato notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari, dopo quello già emesso lo scorso maggio. L’uomo resta indagato per l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti di Chiara Poggi.
La famiglia Poggi contesta le novità
Secondo Tizzoni e Compagna, le verifiche più recenti riproporrebbero questioni già affrontate nel procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. I difensori della famiglia ritengono che anche gli approfondimenti genetici e medico-legali citati dagli inquirenti non introducano dati realmente inediti.
«A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello», hanno scritto i due avvocati. A loro giudizio, il giudice della revisione potrebbe riconoscere l’assenza di elementi nuovi e fermare quella che definiscono l’“impropria ricerca di un colpevole alternativo”.
La critica riguarda anche la ricostruzione sulle calzature. Gli avvocati sostengono che un nuovo approfondimento tecnico avrebbe ipotizzato la possibilità che Sempio indossasse, il giorno del delitto, scarpe Frau numero 42, nonostante le loro perplessità su questa eventualità.
Impronta e scarpa restano al centro
Tra gli elementi richiamati dalla Procura c’è l’impronta numero 33, individuata sul muro della scala dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Gli investigatori continuano ad attribuirla a Sempio e aggiungono che non è possibile escludere che la mano che toccò la parete fosse sporca di sangue.
Le nuove valutazioni sulle calzature, inoltre, non avrebbero individuato una incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e la traccia lasciata dall’assassino. La scarpa Frau numero 42 risulterebbe compatibile con le dimensioni del suo piede, senza che questo dato costituisca da solo una prova della sua presenza sulla scena del delitto.
La Procura ha acquisito anche una consulenza prodotta dalla difesa di Alberto Stasi. Secondo quel documento, due contro-analisi eseguite il 20 settembre 2007 sul campione che aveva evidenziato il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta avrebbero dato esito completamente negativo. Per i legali di Stasi, quei risultati avrebbero potuto scagionarlo già allora, ma nei fascicoli del procedimento non sarebbe stata trovata traccia di tali esami.
La ricostruzione della morte
Gli specialisti Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone hanno prospettato una dinamica in cui le lesioni non sarebbero state necessariamente inflitte subito prima della morte. La loro analisi indica che Chiara Poggi potrebbe essersi difesa durante un’aggressione protratta, con almeno una parte dei colpi alla testa e al volto riconducibile a una colluttazione o a un’azione violenta durata nel tempo.
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L’intervallo tra le ferite letali e il decesso viene collocato indicativamente tra 15 e 30 minuti, senza escludere una sopravvivenza complessiva arrivata fino a 60 minuti. Si tratta di conclusioni che la Procura ha inserito nel nuovo quadro investigativo e che dovranno essere valutate insieme agli altri atti.
Rimane invece incompleta la consulenza psichiatrica su Sempio. Il professor Roberto Catanesi ha spiegato di non poter stabilire in modo adeguatamente motivato la capacità dell’indagato di intendere e di volere al momento dell’omicidio, né la sua eventuale idoneità a partecipare a un processo, perché Sempio ha rifiutato di sottoporsi all’esame clinico diretto.
Nessuna revisione avviata per Stasi
La Procura di Pavia ha precisato che non è mai stata presentata al Procuratore generale una richiesta formale per proporre la revisione della condanna di Alberto Stasi. L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, resta dunque l’unico responsabile riconosciuto dalla sentenza passata in giudicato.
Gli inquirenti hanno comunque mantenuto informata la Procura generale sugli aspetti ritenuti potenzialmente rilevanti. Lo scorso maggio il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva illustrato la situazione alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, in un incontro al Palazzo di giustizia di Milano.
Tra gli ultimi testimoni ascoltati figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, sentito il 25 settembre per più di un’ora e mezza. Il colloquio avrebbe riguardato le indagini scientifiche del 2007, i reperti della bicicletta di Stasi e gli esami genetici; nei giorni successivi sono stati inoltre ascoltati alcuni militari coinvolti negli accertamenti del 2017.
Ora la parola passa alle difese
La conclusione delle indagini non equivale automaticamente alla richiesta di processo. Sempio e le altre parti possono esaminare la documentazione, depositare memorie, presentare nuovi elementi e chiedere ulteriori verifiche prima che i magistrati decidano se procedere con una richiesta di rinvio a giudizio.
Soltanto dopo l’esame delle osservazioni difensive la Procura stabilirà se portare Sempio davanti al giudice con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Un eventuale processo aprirebbe un nuovo capitolo nella vicenda di Garlasco e potrebbe intrecciarsi con le iniziative già annunciate dalla difesa di Stasi per ottenere la revisione della condanna, ma ogni sviluppo dipenderà dalle successive decisioni giudiziarie.
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