Garlasco, il nodo delle scarpe: Sempio replica e Stasi torna al centro
La Procura di Pavia ha notificato il nuovo avviso di conclusione delle indagini: tra impronte, calzature e nuove analisi, la difesa di Sempio contesta la solidità degli elementi.
Il nuovo fascicolo su Andrea Sempio riapre il confronto tra due vicende giudiziarie legate all’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia ha concluso un’altra fase investigativa, ma il deposito degli atti non equivale ancora a una richiesta di processo: prima dovranno essere valutate le osservazioni delle difese.
Secondo i legali di Sempio, l’avviso notificato al loro assistito non conterrebbe svolte sostanziali rispetto al precedente atto di chiusura delle indagini. La difesa sostiene inoltre che gli elementi raccolti negli ultimi mesi sembrerebbero offrire più spunti utili alla posizione di Alberto Stasi che argomenti decisivi contro il 38enne.
La scarpa resta il punto contestato
Tra gli aspetti esaminati dalla Procura c’è l’impronta numero 33, individuata sul muro della scala della villetta di Garlasco. Gli inquirenti continuano ad attribuirla a Sempio e aggiungono che non è possibile escludere che la persona entrata in contatto con la parete avesse residui di sangue sulle mani.
Le nuove valutazioni sulle calzature non hanno stabilito un’incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e la traccia lasciata dall’assassino. L’impronta è riferita a una scarpa Frau numero 42, misura considerata compatibile con il piede dell’indagato. La difesa replica però che Sempio calzava il 44 e considera questa ricostruzione un passaggio tecnico privo di elementi realmente nuovi.
Le analisi che riguardano Stasi
Nel materiale acquisito dalla Procura compare anche una consulenza presentata dalla difesa di Alberto Stasi. Il documento riguarda due contro-analisi effettuate il 20 settembre 2007 su un campione collegato al Dna di Chiara Poggi rilevato sui pedali della bicicletta.
Secondo i consulenti di Stasi, quei controlli avrebbero dato esito totalmente negativo e avrebbero potuto incidere sulla posizione dell’ex fidanzato della vittima già all’epoca. La Procura precisa tuttavia che di quelle verifiche non è stata trovata traccia negli atti del procedimento e del processo concluso con la condanna definitiva a 16 anni.
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono la famiglia Poggi, ritengono invece che i temi richiamati sulle prove genetiche e medico-legali fossero già stati discussi nel processo a carico di Stasi. I legali contestano anche l’ipotesi della scarpa numero 42 e auspicano che la vicenda venga sottoposta alla Corte d’Appello competente per valutare la richiesta di revisione.
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Lesioni e tempi della morte
Le consulenze affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone descrivono una sequenza dei colpi non necessariamente coincidente con l’istante della morte. L’ipotesi è che Chiara Poggi abbia reagito e che almeno alcune ferite alla testa e al volto siano state inflitte durante una colluttazione protratta.
Le conclusioni tecniche indicano un intervallo minimo tra la produzione delle lesioni e il decesso compreso fra 15 e 30 minuti. Non viene esclusa una sopravvivenza più lunga, fino a circa 60 minuti. La Procura, tuttavia, chiarisce di non aver presentato alcuna richiesta al Procuratore generale per avviare la revisione della condanna di Stasi, pur mantenendo informata la Procura generale di Milano sugli aspetti ritenuti rilevanti.
Indagini chiuse, ma nessun rinvio
La valutazione sulla capacità di intendere e di volere di Sempio è rimasta sospesa. Il consulente psichiatrico Roberto Catanesi ha esaminato il materiale investigativo, ma ha spiegato di «non avere elementi sufficienti» senza un esame clinico diretto, al quale l’indagato ha scelto di non sottoporsi.
Dopo la notifica del nuovo avviso, la difesa potrà consultare gli atti, depositare memorie, presentare documenti e chiedere ulteriori accertamenti. Le medesime facoltà spettano agli altri soggetti coinvolti nel procedimento.
Tra gli ultimi ad aver fornito informazioni agli investigatori figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, ascoltato il 25 settembre per oltre un’ora e mezza. L’audizione avrebbe riguardato le analisi scientifiche del 2007, i reperti della bicicletta di Stasi e gli esami genetici; nei giorni precedenti sono stati sentiti anche alcuni militari impegnati nelle indagini del 2017.
La Procura dovrà ora esaminare le eventuali iniziative delle parti prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Soltanto una successiva richiesta di processo potrebbe aprire un nuovo capitolo per l’inchiesta e intrecciarsi con le iniziative già annunciate dalla difesa di Stasi.
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