Garlasco, il nodo della bicicletta: cosa chiariscono le nuove analisi
Un ex tecnico del Ris ridimensiona il proprio ruolo, mentre Marzio Capra ricostruisce la sequenza degli esami sulla traccia genetica trovata sulla bici di Alberto Stasi.
Giorgio Portera prende le distanze dagli accertamenti genetici sulla bicicletta di Alberto Stasi. L’ex carabiniere del Ris di Parma afferma di non aver svolto personalmente l’esame né di aver interpretato i profili legati all’omicidio di Chiara Poggi.
In una nota, Portera spiega che il suo nome compare soltanto perché l’accesso allo strumento fu registrato con le sue credenziali durante l’ultima fase della lavorazione. L’operazione, precisa, consisteva nel trasferimento sul sequenziatore di un campione già trattato da altri e non comprendeva alcuna valutazione dei risultati; non sa quindi se a eseguirla sia stato lui o un collega autorizzato a usare il suo accesso.
Il ruolo di Portera resta circoscritto
La precisazione dell’ex militare riguarda dunque una fase puramente tecnica. Portera sostiene che il collegamento con quella traccia derivi esclusivamente dalla registrazione informatica dell’attività, senza un coinvolgimento nell’analisi o nella lettura del materiale genetico.
La vicenda si inserisce nel nuovo esame degli atti sul delitto di Garlasco, riaperto dalla Procura di Pavia. Al centro c’è la ricostruzione dei risultati ottenuti nel 2007 sul materiale prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei riconducibile ad Alberto Stasi.
La sequenza degli esami genetici
Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi sin dalle prime fasi dell’inchiesta, contesta la lettura secondo cui dopo un primo riscontro positivo sarebbero emersi due esiti negativi. A suo giudizio, i dati consegnati dal Ris di Parma lo scorso novembre devono essere letti distinguendo il giorno dell’analisi da quello in cui il file è stato modificato.
Secondo Capra, il tentativo del 10 settembre 2007 non produsse un profilo utilizzabile perché il campione risultava inibito. Nei giorni successivi gli specialisti lavorarono per renderlo analizzabile; il 19 settembre, dopo un primo caricamento interrotto da un problema del sequenziatore, una nuova esecuzione fornì due profili femminili completi, compatibili per 15 marcatori con Chiara Poggi.
Il risultato indicato come negativo e associato al 20 settembre sarebbe invece riferibile, secondo questa ricostruzione, a una nuova elaborazione del campione già esaminato il 10 settembre. Capra sintetizza così la propria posizione: «La data della corsa è quella che conta: l’ultimo esito ha restituito il Dna della vittima sulla bicicletta di Alberto Stasi».
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il confronto tra le versioni
La difesa di Stasi sostiene che una delle controanalisi, attribuita al 20 settembre, non avesse rilevato materiale utile. Il procuratore Fabio Napoleone ha riferito che tale elemento sarebbe stato escluso dalla valutazione dell’indagine condotta allora a Vigevano, contribuendo al fermo del 24 settembre 2007, poi non convalidato.
Capra nega però che quel dato sia stato occultato. La sua versione è che le controanalisi fossero conosciute dalle parti e già riportate nella relazione del Ris del 2007, mentre l’attuale equivoco nascerebbe dal modo in cui i dati grezzi sono stati catalogati e messi a disposizione della nuova inchiesta.
Il consulente della famiglia Poggi ricorda inoltre che il primo riscontro del 19 settembre era parziale, con sei marcatori riconducibili alla vittima, mentre la ripetizione eseguita poco dopo avrebbe fornito due profili completi. Il diverso esito del tentativo riferito al 10 settembre, a suo avviso, non cancella quindi il risultato successivo.
Una traccia non decisiva da sola
La presenza del Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta non è considerata sufficiente, isolatamente, a dimostrare la responsabilità di Stasi. L’ex fidanzato della vittima fu assolto nei primi due gradi di giudizio, mentre la Cassazione attribuì alla traccia un peso limitato all’interno dell’insieme degli elementi valutati per la condanna definitiva a 16 anni, pronunciata nel 2015.
I dati originari degli esami sono stati trasmessi dal Ris di Parma alla Procura di Pavia nel novembre scorso. La magistratura pavese ha successivamente riaperto l’indagine sull’omicidio commesso il 13 agosto 2007, riportando al centro anche la corretta interpretazione della documentazione tecnica prodotta all’epoca.
Continua a leggere
Trump sull’IA: niente paletti, la linea è l’autoregolamentazione
Dopo il confronto alla Casa Bianca con i principali protagonisti del settore, il presidente invoca regole interne e richiama i controlli già affidati alle istituzioni.
Marocco, svolta storica: Ezzahra El Mansouri alla guida del governo
La nomina arriva dopo il successo elettorale del suo partito: l’ex sindaca di Marrakech diventa la prima donna a ricoprire l’incarico.
Casa Bianca, Trump cerca l’intesa con i leader dell’intelligenza artificiale
Il presidente statunitense ha incontrato i vertici delle maggiori aziende tecnologiche e ha sottolineato la sintonia con il gruppo
Social, il divario di Meloni: 4 milioni di mi piace in 43 pubblicazioni
Il rapporto di settembre 2026 fotografa il peso digitale della premier, la frenata di Vannacci e la crescita dei leader dell’opposizione.