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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il dubbio di Travaglio: Sempio resta fuori dalla scena

Il direttore del Fatto Quotidiano critica la ricostruzione dell’inchiesta pavese e considera fragili gli elementi raccolti contro Andrea Sempio.

Il punto centrale, per Marco Travaglio, è l’assenza di un collegamento concreto tra Andrea Sempio e il delitto di Garlasco. Il direttore del Fatto Quotidiano mette in discussione sia la ricostruzione dell’accaduto sia il valore degli indizi raccolti durante la nuova indagine.


Il nodo resta la presenza di Sempio

Secondo Travaglio, i rapporti tra Sempio e Chiara Poggi sarebbero troppo deboli per sostenere l’ipotesi di un’ossessione sfociata nell’omicidio. Il giornalista osserva inoltre che il nome della ragazza non ricorrerebbe negli scritti e nei monologhi attribuiti all’indagato, fatta eccezione per un episodio nel quale avrebbe imitato un podcast.

Il direttore contesta anche il significato complessivo degli elementi repertati sulla scena. La sua conclusione è netta: «Sempio, sulla scena del delitto, continua a non risultare. Forse perché non c’era». La frase riassume il dubbio principale sollevato da Travaglio sull’impianto dell’inchiesta.


Dna e impronte, i dubbi del giornalista

Tra i reperti esaminati c’è il materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima, compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio. Travaglio richiama però la valutazione contenuta nella relazione di Cattaneo, dove il campione viene descritto come «scarso, parziale, misto e incerto».

Per il direttore, anche la nuova ipotesi sulla colluttazione presenta problemi: la durata stimata, tra 15 e 60 minuti, sarebbe stata ricavata dalle fotografie già disponibili senza procedere alla riesumazione del corpo. Da qui la definizione di «pura fiction». Travaglio ridimensiona inoltre la traccia 33 sulla parete, che non escluderebbe il sangue ma non ne proverebbe nemmeno la presenza, né chiarirebbe a chi appartenga. Critiche analoghe vengono rivolte alla presunta compatibilità tra l’impronta di un piede attribuita a Sempio e quella rilevata nella villetta di via Pascoli.

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Le piste finite nel mirino

Nel suo intervento Travaglio ricorda diverse ipotesi circolate negli anni e poi rivelatesi infondate o archiviate. Tra queste cita il coinvolgimento della cugina di Chiara nella scomparsa dell’arma, le piste legate a ambienti pedofili, pornografici e satanici e l’accusa di tangenti ai danni dell’ex procuratore Venditti da parte della famiglia Sempio.

Il giornalista critica anche il modo in cui viene presentata la questione del Dna di Chiara sul pedale della bicicletta appartenuta alla famiglia Stasi. A suo giudizio, quel dato sarebbe stato riconosciuto in sede processuale anche dal giudice Vitelli, che assolse Alberto Stasi per insufficienza di prove.


La replica alle tesi della difesa

Travaglio respinge infine l’ipotesi, sostenuta dalla difesa di Stasi, di uno scambio tra le provette relative al cucchiaino della vittima e al pedale della bicicletta. Secondo la sua ricostruzione, una volta considerato decisivo quel risultato, gli esami di segno diverso non avrebbero più potuto modificarne il peso nel procedimento.

Il direttore del Fatto Quotidiano sostiene che le contestazioni sul lavoro del Ris riguardino comunque un altro piano e non offrano una prova a carico di Sempio. Anche per questo, conclude, gli elementi finora emersi non dimostrerebbero la presenza dell’indagato nel luogo del delitto.

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