Garlasco, il Dna sulla bici riaccende lo scontro: cosa cambia
La nuova lettura dei dati del Ris divide il consulente della famiglia Poggi e la difesa di Alberto Stasi sull’analisi dei pedali.
La presenza del Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta di Alberto Stasi non sarebbe stata smentita da due analisi successive, come sostiene la difesa del condannato. Il contrasto nasce invece dal modo in cui sono state ordinate e interpretate le informazioni tecniche prodotte dal Ris di Parma nel settembre 2007, oggi tornate al centro dell’inchiesta riaperta dalla Procura di Pavia.
Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi fin dalle prime fasi dell’indagine, contesta l’idea di un doppio risultato negativo e sostiene che il profilo genetico della vittima sia stato individuato con chiarezza sui pedali. La difesa di Stasi, attraverso l’avvocata Giada Bocellari, ritiene però che un esito sfavorevole all’accusa non sia stato comunicato agli inquirenti e che questo elemento avrebbe potuto aiutare il suo assistito già nel 2007.
Il nodo sta nelle date delle analisi
I dati originali degli esami sono stati consegnati dal Ris di Parma alla Procura di Pavia nel novembre scorso. Secondo la ricostruzione di Capra, il problema nasce dal fatto che i file sono stati catalogati sulla base della data di modifica e non del giorno in cui l’analisi è stata effettivamente eseguita.
Il 10 settembre 2007 un primo tentativo sul campione prelevato dai pedali non aveva prodotto un risultato utilizzabile. Nei giorni successivi i tecnici avrebbero lavorato per rendere analizzabile il materiale. Il 19 settembre, dopo l’amplificazione, una prima prova si era interrotta per un malfunzionamento del sequenziatore: il campione risultava parzialmente leggibile e mostrava sei marcatori riconducibili a Chiara Poggi.
Poche ore più tardi, secondo Capra, il materiale venne analizzato nuovamente in doppio. Entrambi i test avrebbero restituito profili completi, compatibili con la vittima per 15 marcatori. Il consulente sostiene quindi che il risultato decisivo sia quello della prova eseguita il 19 settembre, mentre l’esito senza profilo utile, datato al 20 settembre nei documenti modificati, deriverebbe da un tentativo riferibile al 10 settembre.
Capra: nessun risultato fu nascosto
Il consulente della famiglia Poggi afferma che le controanalisi erano note alle parti e che la relazione del Ris del 2007 ne riportava gli esiti. «Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi», ha dichiarato, sostenendo che la sequenza temporale corretta risolva l’apparente contraddizione.
Nella sua versione, dunque, il dato negativo non sarebbe successivo alla scoperta del profilo della vittima, ma precedente e legato a un campione ancora non adeguatamente trattato. La consulenza del genetista Carlo Previderè, citata nel confronto, avrebbe rilevato la differenza tra il giorno della prova e quello in cui il file è stato modificato.
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Capra precisa comunque che la traccia genetica, da sola, non dimostra la responsabilità di Stasi. Il dato è stato valutato all’interno del più ampio insieme di elementi esaminati nei procedimenti giudiziari, conclusi nel 2015 con la condanna definitiva a 16 anni di carcere, dopo due assoluzioni nei primi gradi di giudizio.
La difesa accusa: elemento decisivo ignorato
Bocellari respinge la ricostruzione del consulente della famiglia Poggi e sostiene che la documentazione disponibile dimostrerebbe l’esistenza di due esiti negativi. A suo giudizio, la sola analisi prodotta prima del fermo di Stasi, avvenuto il 24 settembre 2007 e non convalidato, sarebbe quella del 19 settembre.
L’avvocata afferma inoltre che nel nuovo fascicolo della Procura di Pavia sono state raccolte le testimonianze di cinque esperti dell’Arma. Prima di formulare ulteriori valutazioni, ha spiegato di voler esaminare con attenzione anche le dichiarazioni rese da Marino, il carabiniere del Ris che partecipò agli accertamenti.
«Il sospetto che il doppio esito negativo sia stato nascosto e non comunicato alla Procura è una circostanza di una gravità inaudita», ha detto Bocellari durante un intervento televisivo. La difesa ricorda di aver chiesto più volte, già dal 2017-2018, l’accesso ai dati grezzi e contesta anche le dichiarazioni dell’ex generale Luciano Garofano a sostegno del lavoro svolto sui pedali.
L’inchiesta riaperta dovrà ora stabilire quale lettura dare alla documentazione informatica e alle testimonianze acquisite. Il punto centrale resta la distinzione tra la data effettiva delle prove e quella associata successivamente ai file: da questa differenza dipende la valutazione del presunto esito negativo e del profilo genetico attribuito a Chiara Poggi.
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