Fujimori rilancia la linea dura all’Onu: il messaggio che divide il Perù
Alla Tribuna dell’Assemblea generale la presidente peruviana ha difeso la stretta contro le guerriglie e ha spostato il focus sulla criminalità transnazionale, evitando qualsiasi riferimento alle condanne legate al passato familiare.
Keiko Fujimori ha scelto il palcoscenico delle Nazioni Unite per ribadire la propria impostazione securitaria e rilanciare, davanti ai delegati, la battaglia contro chi mette in discussione l’ordine pubblico in Perù. Nel suo intervento ha riportato al centro la stagione del conflitto interno, puntando però soprattutto sulla minaccia che oggi, a suo dire, arriva dalle reti criminali internazionali.
Il passato del padre resta sullo sfondo
Senza richiamare i crimini di lesa umanità attribuiti al governo di Alberto Fujimori tra il 1990 e il 2000, la presidente peruviana ha sostenuto che, a distanza di 34 anni, chi ha sconfitto le guerriglie continua ancora a finire sotto processo. Il riferimento è arrivato in un passaggio del discorso che ha voluto legare la memoria del conflitto al presente politico del Paese.
La nuova minaccia, secondo Lima
Fujimori ha poi parlato di un’America Latina segnata da agende imposte dall’esterno, capaci — secondo la sua lettura — di aver lacerato il tessuto sociale. Da qui il passaggio alla situazione attuale: il Perù, ha detto, si troverebbe ora davanti a “un altro tipo di guerra”, alimentata da organizzazioni criminali transnazionali che avrebbero diffuso paura tra i cittadini.
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“Nemici dello Stato democratico”
Nel tratto più duro dell’intervento, la leader peruviana ha definito questi gruppi “terroristici” e ha chiesto di trattarli come avversari dello Stato democratico e delle persone rispettose della legge. Ha quindi assicurato che il suo esecutivo non farà passi indietro di fronte a chi tenta di imporre il terrore sullo Stato di diritto, con un riferimento che richiamava indirettamente la stagione politica del padre.
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