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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Francia, quando la repressione unisce piazze diverse

Magali Della Sudda individua nella risposta repressiva un possibile punto di contatto tra la mobilitazione studentesca e quella dei gilet gialli.

La distanza tra studenti e gilet gialli potrebbe ridursi proprio di fronte alle misure repressive adottate dalle autorità francesi. È la tesi sostenuta da Magali Della Sudda, ricercatrice e autrice di uno studio sulle ragioni della protesta dei gilet gialli e sulle tensioni democratiche nel Paese.

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La repressione avvicina le proteste

Secondo Della Sudda, l’uso della repressione non spegne necessariamente le mobilitazioni. Al contrario, può creare una convergenza tra gruppi sociali diversi, accomunati dalla percezione di essere ostacolati nell’espressione del dissenso.

In questa chiave, le iniziative degli studenti e la protesta dei gilet gialli finiscono per condividere un terreno comune. Il collegamento non nasce quindi da identità politiche identiche, ma dalla reazione a una risposta istituzionale considerata penalizzante.

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Due movimenti dentro una crisi

La ricercatrice inserisce questo avvicinamento nel quadro di un Paese segnato da forti tensioni sul piano democratico. Le mobilitazioni, pur partendo da rivendicazioni differenti, possono incontrarsi quando i partecipanti riconoscono dinamiche simili nel rapporto con le autorità.

Il suo lavoro esamina in particolare le motivazioni che hanno alimentato la rabbia dei gilet gialli e il clima di conflitto che ne è seguito. È all’interno di questo contesto che Della Sudda legge la possibile saldatura con le proteste studentesche.

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