Francia, la crisi supera i confini: coprifuoco in tre città
Le autorità limitano gli spostamenti in alcune aree urbane mentre governo e opposizioni si affrontano sulla gestione delle proteste e sulle prossime elezioni.
Le violenze francesi hanno ormai provocato reazioni anche oltre i confini nazionali. Donald Trump ha scritto su Truth che gli immigrati avrebbero preso il controllo della Francia e ha invocato la chiusura immediata delle frontiere; il Cremlino, attraverso Dmitry Peskov, ha parlato di disordini capaci di estendersi ad altri Paesi europei. Pechino ha invitato i cittadini cinesi presenti in Francia a rafforzare le precauzioni, mentre l'Ue ha condannato saccheggi e incendi chiedendo che venga tutelato il diritto alle manifestazioni pacifiche.
La protesta pesa sulle presidenziali
A sei mesi dalle elezioni presidenziali, la mobilitazione è diventata anche uno scontro politico. Marine Le Pen guida i sondaggi, mentre la sinistra accusa Emmanuel Macron di non ascoltare le richieste dei manifestanti e la destra reclama una risposta più dura. Sullo sfondo restano anche le difficoltà economiche della Francia, seconda economia dell'Eurozona e sottoposta all'attenzione dei mercati per l'elevato debito pubblico.
La portavoce dell'esecutivo Maud Bregeon ha attribuito a La France insoumise una responsabilità morale e politica per la situazione. Sébastien Lecornu ha accusato il movimento di estrema sinistra di voler alimentare un disordine profondo e di puntare persino a rimettere in discussione il calendario delle presidenziali. Jean-Luc Mélenchon ha reagito esprimendo stupore, mentre Raphaël Glucksmann ha osservato che il caos potrebbe favorire Marine Le Pen.
Numeri pesanti e nuove piazze
Secondo i dati diffusi dalle autorità, alle manifestazioni di sabato hanno partecipato almeno 550mila persone. Gli arresti hanno raggiunto quota 2.331, con decine di persone sottoposte a custodia cautelare e quasi mille feriti tra agenti e manifestanti; il governo riferisce inoltre di circa 3mila negozi danneggiati o saccheggiati nel fine settimana.
La mobilitazione non sembra destinata a fermarsi. Il coordinamento dei gilet gialli ha convocato un nuovo appuntamento per sabato, indicato come “secondo atto”, al quale dovrebbero seguire le iniziative del 31 ottobre e del 5 novembre. A Parigi alcuni studenti hanno anche impedito l'accesso al Museo del Louvre, mentre il ministro dell'Interno ha escluso conseguenze sul calendario delle partite di calcio, compresa la sfida tra Psg e Barcellona.
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Coprifuoco ristretto alle zone calde
Per contenere nuovi episodi di violenza, le autorità hanno disposto limitazioni notturne soltanto in aree considerate più esposte. A Parigi il divieto vale dalle 22 alle 6 in Place de la République e nelle strade vicine a Les Halles; la misura riguarda l'intera popolazione, non soltanto i minorenni. A Nizza e in una zona della Presqu'île di Lione gli orari fissati sono invece dalle 21 alle 6.
Sébastien Lecornu ha spiegato che, al momento, non sarebbe necessario estendere il provvedimento a tutta Parigi né proclamare lo stato d'emergenza. A suo giudizio, il disordine resta concentrato in alcune aree urbane: “I francesi pensano che ci sia il caos ovunque. Fortunatamente non è così, abbiamo un caos molto circoscritto ai centri urbani”. Il primo ministro ha comunque lasciato aperta la possibilità di ricorrere allo stato d'emergenza qualora la situazione lo rendesse indispensabile.
Macron respinge le dimissioni
Emmanuel Macron ha riconosciuto che nella gestione delle proteste di sabato ci sono state carenze. Le manifestazioni, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone in varie parti del Paese, sono state accompagnate da scontri, saccheggi e danni a edifici pubblici, con immagini rilanciate in tutto il mondo.
Laurent Nuñez ha presentato le dimissioni al presidente, ma Macron non le ha accettate per garantire la continuità nella direzione delle forze dell'ordine. Il ministro ha annunciato un ulteriore rafforzamento della presenza di polizia e gendarmeria, soprattutto in vista del prossimo fine settimana, mentre le autorità continuano a valutare l'evoluzione delle proteste.
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