Fossano, 14enne esclusa dal bus: l’accusa che scuote la città
La vicenda di Fossano riaccende il confronto sui messaggi rivolti agli stranieri e sulle conseguenze che possono avere nella vita quotidiana.
Secondo il fratello della ragazza coinvolta, il linguaggio usato dalla politica e dalla cronaca rischia di alimentare atteggiamenti discriminatori, anche se l’Italia, sostiene, non può essere definita nel suo insieme un Paese razzista.
Il dibattito che divide la famiglia
Il giovane ha spiegato di aver sempre vissuto positivamente in Italia insieme ai suoi familiari, arrivati nel Paese nel 2006. A suo giudizio, episodi isolati possono verificarsi ovunque, ma non rappresentano da soli la società italiana. “Assolutamente no! Noi siamo in Italia da vent’anni, la mia famiglia si è sempre trovata benissimo”, ha detto parlando dell’idea che il Paese sia razzista.
Nel suo ragionamento, però, alcune campagne politiche e il modo con cui vengono raccontati i temi legati a immigrazione, islam e scuola possono creare un clima negativo. Ha citato, tra gli altri, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, spiegando di evitare quei contenuti perché li considera ripetitivi e capaci di rafforzare pregiudizi verso i ragazzi stranieri.
Una paura rimasta addosso
Per la quattordicenne, l’episodio ha avuto conseguenze immediate. La ragazza, nata in Italia e residente a Cuneo, per alcuni giorni non è riuscita nemmeno ad andare a scuola; inoltre, teme di tornare a Fossano durante il fine settimana e di ritrovare lo stesso conducente.
Il fratello la descrive come una persona molto riservata e tranquilla, abituata a spostarsi senza creare problemi. Quella sera, rimasta sola con il telefono quasi scarico e convinta che il collegamento successivo sarebbe partito alle 20, ha chiamato i genitori in preda all’ansia, prima che lui andasse a recuperarla.
La denuncia prende forma
L’episodio risale alla sera di domenica 20 settembre, nei pressi della stazione ferroviaria di Fossano. La ragazza avrebbe dovuto raggiungere Cuneo dopo aver trascorso il pomeriggio da un’amica, ma la circolazione ferroviaria era sospesa per lavori e Trenitalia aveva predisposto corse sostitutive su autobus della società Stat di Casale Monferrato.
La giovane aveva acquistato il biglietto e, secondo il racconto della famiglia, al momento di salire sarebbe stata respinta con queste parole: “Io faccio salire solo gli italiani, non gli stranieri”. La ragazza è di origine marocchina, ma vive in Italia da sempre e frequenta qui le scuole superiori.
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Il confronto e l’intervento dei militari
Dopo essere stato informato, il fratello ha raggiunto la stazione e ha cercato il conducente. I familiari sarebbero riusciti a rintracciarlo mentre era nuovamente in zona, forse dopo aver completato un’altra corsa, e il confronto è stato registrato in un video.
In un primo momento l’autista sarebbe apparso disorientato; poi avrebbe sostenuto che la passeggera aveva frainteso, arrivando anche a scusarsi. La situazione è stata segnalata ai carabinieri, che hanno parlato con il conducente dopo un suo temporaneo allontanamento dal mezzo. Ai familiari era stato inizialmente suggerito di inviare un reclamo scritto a Trenitalia e a Stat, ma il fratello ha ritenuto necessario procedere diversamente.
Ora tocca alla denuncia formale
La famiglia si è rivolta alla Rete Antidiscriminazioni di Cuneo e ha già trasmesso la documentazione richiesta, comprese le comunicazioni via posta elettronica e i moduli per il nodo provinciale. Il fratello ha inoltre annunciato la presentazione ufficiale della denuncia al maresciallo di Cuneo nella giornata di mercoledì 30 ottobre.
La scelta, ha spiegato, nasce dalla volontà di non considerare l’accaduto una semplice contestazione sul servizio. A suo avviso, episodi di questo tipo devono essere segnalati perché molti giovani, per timore o vergogna, preferiscono non raccontare ciò che subiscono.
Le reazioni dopo l’accaduto
La consigliera regionale di Avs Giulia Marro ha definito molto grave l’eventuale esclusione della minorenne da un servizio pubblico a causa della sua origine. Ha chiesto a Trenitalia e all’azienda incaricata dei collegamenti sostitutivi di ricostruire rapidamente i fatti e di adottare provvedimenti qualora le responsabilità venissero confermate.
Anche l’avvocata e assessora comunale Cristina Clerico ha invitato la famiglia a coinvolgere il Nodo provinciale Antidiscriminazioni, indicandolo come il primo punto di riferimento prima di valutare un’azione giudiziaria. Per la vicenda, dunque, sono ora attesi gli accertamenti sull’accaduto e sulle responsabilità del conducente.
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