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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Fisco, Pd e Cgil contestano flat tax e tagli

Nel mirino il testo da 26 miliardi: per le opposizioni favorisce autonomi e lascia dipendenti e pensionati senza risposte.

La legge di Bilancio da 26 miliardi approvata dal governo Meloni è contestata da opposizioni e Cgil. Al centro delle critiche ci sono la flat tax per gli autonomi, il trattamento dell’Irpef e le misure temporanee previste nell’anno che precede il voto.

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Le differenze sull’Irpef

Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd nella commissione Bilancio della Camera, sostiene che oltre 6 miliardi siano destinati a interventi validi soltanto per un periodo limitato. «Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?», ha affermato, riferendosi alle misure che esaurirebbero i loro effetti nell’arco di un anno.

Secondo Guerra, un dipendente o un pensionato che resta nel sistema Irpef potrebbe ottenere una riduzione tra zero e 500 euro. Un professionista ammesso al regime forfettario, invece, avrebbe un vantaggio compreso tra 7.237 e 9.890 euro, oltre all’esenzione dalle addizionali locali, che in alcuni casi superano i 2.000 euro.

La deputata denuncia anche il peso del drenaggio fiscale, cioè l’aumento delle imposte prodotto dalla crescita nominale dei redditi senza un corrispondente incremento del potere d’acquisto. Sulla base dei dati ufficiali citati dal Pd, nel triennio coperto dalla manovra questo meccanismo porterebbe allo Stato 35 miliardi.


Le critiche della Cgil

Anche Maurizio Landini giudica insufficiente il provvedimento. Il segretario generale della Cgil lamenta la mancata restituzione di 4,5 miliardi legati al drenaggio fiscale e accusa l’esecutivo di sostenere nuove imposte sostitutive mentre restano sotto pressione sanità, abitazioni e affitti.

«In un Paese normale a parità di reddito devi pagare parità di tasse», ha detto Landini, chiedendo un contrasto più efficace all’evasione e una maggiore progressività sui redditi finanziari e sui profitti. Il sindacalista ha collegato queste posizioni allo sciopero generale del 20 novembre e alle mobilitazioni di giovani e studenti.

Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, ha aggiunto che il sostegno al ceto medio si tradurrebbe in somme ridotte e in una forte disparità tra contribuenti. A suo giudizio, il 92% di lavoratori e pensionati non riceverebbe risposte dalla legge di Bilancio.

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Le altre contestazioni

Elly Schlein ha definito la manovra un insieme di interventi frammentari e orientati alla campagna elettorale, sostenendo che l’unico dato positivo sarebbe il fatto che rappresenti l’ultima legge di Bilancio dell’attuale governo.

Il Movimento 5 Stelle ha invece concentrato parte delle accuse sulle spese militari. Michele Gubitosa ha ricordato le difficoltà denunciate da agricoltori, trasportatori e tassisti e ha proposto, in caso di ritorno al governo, di ridurre le risorse per le armi e introdurre imposte sugli extraprofitti di compagnie petrolifere e banche.

Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, ha contestato l’indebolimento del principio costituzionale secondo cui chi dispone di maggiori risorse deve contribuire in misura proporzionalmente più alta. Ha osservato che l’85% del gettito Irpef ricade su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre una minoranza può scegliere regimi ad aliquota fissa.

Tra le altre misure criticate figurano lo sconto fiscale sugli aumenti salariali riconosciuto ai giovani per un solo anno, i 300 euro destinati agli over 75 e i 100 euro annuali per ogni nuovo nato. Guerra ha inoltre contestato gli 1,6 miliardi assegnati alla sanità privata, ritenendo che quelle risorse avrebbero potuto ridurre le liste d’attesa pubbliche e potenziare l’assistenza territoriale e domiciliare.

Avs ha presentato una proposta chiamata “Restituzione fiscale”, basata su una revisione progressiva dell’Irpef e su un’imposta patrimoniale per patrimoni oltre i 5 milioni di euro. Secondo Magni, l’intervento ridurrebbe il carico fiscale per il 98% dei contribuenti, pari a 41,5 milioni di persone.

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