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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Firme elettorali, la mossa di Crisanti per Rifondazione: cosa succede ora

Il senatore ha lasciato il gruppo dem e potrebbe entrare in una componente legata agli autonomisti friulani per ridurre gli oneri della raccolta firme

Il tempo a disposizione è quasi esaurito: la nuova legge elettorale entrerà in vigore sabato 24 ottobre e Rifondazione comunista cerca una soluzione per non dover affrontare la raccolta completa delle sottoscrizioni. Al centro dell’operazione c’è Andrea Crisanti, senatore eletto nel 2022 con il Partito democratico, che ha già compiuto il primo passo uscendo dal gruppo dem.

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Crisanti cambia collocazione al Senato

Dal 21 ottobre Crisanti non fa più parte del gruppo del Pd a Palazzo Madama. Dal giorno seguente risulta invece registrato nel gruppo Misto, una collocazione che potrebbe essere soltanto intermedia: l’ipotesi è il suo ingresso in una componente collegata al Patto per l’Autonomia del Friuli Venezia Giulia.

Secondo le informazioni disponibili, gli autonomisti friulani potrebbero dichiarare di rappresentare anche il Partito della Rifondazione comunista. Gli adempimenti necessari sarebbero in fase di definizione proprio in queste ore. Il senatore aveva già preso parte, il 27 agosto a Limena, in provincia di Padova, alla festa nazionale di Rifondazione, quando era ancora nel Pd.


Il vantaggio sulla raccolta firme

Il meccanismo passa dall’articolo 14 del Regolamento del Senato. A Palazzo Madama, per formare una componente del Misto, non è previsto un numero minimo di senatori; è però necessario rappresentare una forza politica in possesso di specifici requisiti elettorali, tra cui l’elezione di propri esponenti in consultazioni regionali svolte durante la legislatura.

Il Patto per l’Autonomia, guidato da Massimo Moretuzzo, può contare su una presenza nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Alle elezioni del 2023 ha ottenuto quattro seggi, elemento che potrebbe permettergli di costituire la componente senatoriale e di includervi anche Rifondazione, priva di parlamentari propri.


Resta il nodo dell’interpretazione

La strada, tuttavia, non è ancora priva di ostacoli. Il riconoscimento dei requisiti elettorali del Patto potrebbe bastare per autorizzare la componente, ma non è automatico che la dichiarazione di rappresentanza del Prc garantisca allo stesso partito il beneficio sulla quantità di firme da raccogliere.

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La riforma è stata approvata in via definitiva l’8 ottobre e promulgata il giorno successivo. Per la sua prima applicazione, le condizioni utili a ottenere la soglia ridotta devono essere già presenti quando la legge diventerà operativa.


La corsa coinvolge altri partiti

Per le forze prive di una rappresentanza parlamentare considerata qualificata, il numero delle sottoscrizioni salirebbe dalle precedenti 1.500-2.000 fino a 6.000-7.000 per ciascun collegio plurinominale. Chi dispone invece di un gruppo o di una componente parlamentare conforme alle regole può restare nella fascia più bassa, tra 1.500 e 2.000 firme.

Da qui nasce la ricerca di parlamentari da parte di diverse formazioni minori. Una dinamica analoga ha già favorito al Senato i socialisti di Enzo Maraio e Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, grazie al passaggio di Luigi Nave, eletto con il Movimento 5 Stelle.

Alla Camera, Riccardo Magi ha annunciato il deposito della richiesta per il gruppo “Più Europa-Centro Democratico-Stati Uniti d’Europa”. Ne fanno parte cinque deputati: lo stesso Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. Se l’Ufficio di presidenza darà il via libera, il nuovo gruppo potrà sostenere il ricorso alla Corte costituzionale contro le norme elettorali.

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