Firenze, la scuola si rovescia: i prof parlano agli occupanti dalle finestre
Al Machiavelli Capponi gli insegnanti hanno portato libri e poesie davanti all’edificio occupato, mentre l’appello a sostegno degli studenti supera le 600 adesioni.
A Firenze gli studenti occupano il liceo, ma dall’esterno non trovano soltanto contestazioni. Per una mattina i loro professori hanno trasformato la strada in un’aula improvvisata, leggendo testi ad alta voce e cercando un dialogo con i ragazzi affacciati alle finestre. Una scena insolita, nata come gesto di vicinanza alle ragioni della protesta.
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Libri e poesie contro il silenzio
L’iniziativa ha preso forma davanti al portone del liceo classico Machiavelli Capponi. Con l’aiuto di alcuni megafoni, i docenti hanno recitato e letto brani rivolti agli studenti rimasti all’interno dell’edificio, usando proprio gli strumenti tipici del loro lavoro: romanzi, poesie e racconti.
Tra le letture sono comparsi Bertrand Russell, *Una questione privata* di Beppe Fenoglio e *La guerra eterna* di Olivier Rolin. Accanto ai libri, gli insegnanti hanno preparato anche biglietti contenenti frasi filosofiche, da estrarre e leggere. In seguito, il gruppo si è spostato dalla zona del Machiavelli verso quella del Capponi.
«Siamo qui per esprimere solidarietà ai nostri ragazzi, per non lasciarli soli», hanno spiegato i professori durante il momento organizzato con la Flc Cgil. Il messaggio, hanno aggiunto, passa attraverso la cultura e gli strumenti della scuola, senza interrompere il confronto con chi sta occupando.
L’appello supera 600 firme
Il gesto dei docenti si inserisce in un clima di mobilitazione che coinvolge diversi licei fiorentini. Dopo il corteo del 16 ottobre, in città si sono susseguite varie occupazioni, mentre cresceva anche il sostegno degli insegnanti alle motivazioni espresse dagli studenti.
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Il documento favorevole all’occupazione aveva raccolto più di 100 adesioni il 22 ottobre. La mattina del 23 ottobre le firme erano arrivate a 400; nel pomeriggio, secondo quanto riferito dalla Cgil, hanno oltrepassato quota 600.
Le ragioni della protesta restano centrali
Una docente di italiano, latino e storia del Machiavelli ha raccontato che il gesto degli studenti ha colpito particolarmente il corpo insegnante. A suo giudizio, i ragazzi hanno richiamato l’attenzione su un problema che non riguarda soltanto l’impegno dei singoli, ma il funzionamento complessivo della scuola.
L’insegnante ha osservato che il dibattito rischia di concentrarsi sulle modalità dell’occupazione invece che sulle cause della protesta. Le forme della mobilitazione, ha riconosciuto, possono diventare inaccettabili quando infrangono la legge; allo stesso tempo, però, le richieste legate al lavoro e all’istruzione meritano ascolto. «Non si possono allargare le carceri per rispondere ai problemi del lavoro e dell’istruzione dei ragazzi», ha affermato.
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