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Attualità 3 min di lettura49 min fa

FII PRIORITY Compass 2026, italiani sfiduciati su scuola e media

La ricerca in 32 Paesi rileva dubbi sulla mobilità sociale e scarsa fiducia nell’informazione italiana

Il rapporto FII PRIORITY Compass 2026 rileva una fiducia ridotta degli italiani nella scuola e nei mezzi d’informazione. L’indagine internazionale ha coinvolto 61.200 adulti in 32 Paesi tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026.

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La fiducia nel futuro

A livello mondiale, soltanto il 34% degli intervistati pensa che il pianeta stia andando nella direzione giusta. La quota sale al 46% quando il giudizio riguarda il proprio Paese, mentre il 75% conserva una valutazione positiva sulla propria vita.

La distanza tra aree ricche e Paesi in crescita è marcata. Nel Sud globale il 47% vede favorevolmente la direzione presa dal mondo, contro il 15% nel Nord globale; sull’economia mondiale, le percentuali sono rispettivamente del 49% e del 19%.

Il costo della vita resta la principale preoccupazione, indicata dal 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Energia, salute, reddito e sicurezza occupazionale figurano tra i fattori ritenuti più importanti per il benessere.


Scuola e università in Italia

Solo il 46% degli italiani ritiene che il sistema educativo offra ai bambini delle famiglie meno abbienti una concreta possibilità di migliorare la propria condizione. La media internazionale raggiunge il 60%, con uno scarto di 14 punti.

L’università raccoglie un giudizio meno severo rispetto alla media globale: in Italia il 53% pensa che, per la maggioranza delle persone, il costo degli studi non sia più giustificato, contro il 65% rilevato complessivamente nei 32 Paesi. È il terzo dato più basso della graduatoria.

Soltanto il 47% degli italiani ritiene inoltre che, per ottenere un buon impiego, il titolo di studio pesi più delle competenze concrete. Il dato è il secondo più contenuto a livello mondiale e segnala una distinzione tra il valore attribuito alla formazione e quello riconosciuto alle certificazioni.

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La sfiducia nei mezzi d’informazione

Il rapporto registra per l’Italia valori inferiori alla media internazionale in tutte le categorie considerate. La televisione nazionale è giudicata affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% globale; per le notizie online la quota scende al 37%, rispetto al 52% complessivo.

L’82% degli italiani considera i mezzi d’informazione tradizionali orientati politicamente. Si tratta della percezione espressa dagli intervistati, non di una misurazione dell’effettivo schieramento delle testate, ma il dato incide sulla credibilità attribuita al settore.

Anche le piattaforme digitali non raccolgono una fiducia generalizzata. Il 48% ritiene che i creatori di contenuti online riescano a interpretare le preoccupazioni della gente comune, un giudizio riferito alla loro capacità di rappresentare bisogni e sensibilità, non necessariamente alla precisione delle informazioni diffuse.


Tecnologia e servizi pubblici

L’apertura verso l’intelligenza artificiale convive con la richiesta di limiti precisi. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire nuove competenze, ma l’80% esclude che questa tecnologia debba assumere la decisione finale in settori delicati come assunzioni, giustizia e sanità. L’85% sostiene inoltre una regolamentazione internazionale.

Sul fronte dei servizi, meno della metà del campione si dichiara soddisfatta dell’assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese. Il 63% accetterebbe però un aumento delle tasse per garantire cure accessibili a tutti.

Il 65% pensa che entro dieci anni i robot entreranno nella vita quotidiana e il 61% affiderebbe loro le faccende domestiche. L’accettazione diminuisce quando la tecnologia viene chiamata a sostituire attività di cura e relazioni umane.

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