Figc, il piano Galliani riapre il caso Marotta: chi muove i fili
La possibile candidatura dell’ex dirigente del Milan rimette in discussione gli equilibri federali e accende nuovi interrogativi sul peso del presidente dell’Inter.
La candidatura di Adriano Galliani alla presidenza della Figc rischia di trasformare ancora una volta gli equilibri del calcio italiano. A rendere l’operazione particolarmente significativa non è soltanto il nome dell’ex dirigente del Milan, ma il ruolo attribuito a Beppe Marotta nella costruzione di una possibile alternativa a Giovanni Malagò.
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Il sostegno a Malagò è già lontano
Solo due settimane fa la Lega Serie A aveva ribadito il proprio appoggio a Malagò, arrivando a prospettare l’uscita dalla Federazione qualora la sua posizione non fosse stata rispettata. Quella presa di posizione aveva contribuito a spingere il Coni di Buonfiglio verso il compromesso dell’autocommissariamento, dopo mesi di tensioni legate al mancato tesseramento di Malagò.
La svolta appare ancora più netta se si considera che, quattro mesi prima, proprio la Serie A aveva sostenuto l’elezione di Malagò. In quella fase Marotta aveva avuto un ruolo centrale nella raccolta delle firme. Oggi, invece, la sua eventuale rinuncia a sostenerlo potrebbe rendere impraticabile la conferma dell’attuale presidente, soprattutto se il compito di raccogliere consensi venisse affidato a Baldissoni del Monza neopromosso.
Galliani e il peso di Marotta
L’ipotesi Galliani avrebbe preso forma soltanto dopo il via libera di Marotta. Il presidente dell’Inter, nelle riunioni più recenti, aveva mantenuto un atteggiamento defilato: alcuni avevano letto quel silenzio come il segnale di una sconfitta politica, mentre la ricostruzione proposta è diversa. Marotta, secondo questa lettura, avrebbe preferito attendere il momento più utile per muovere le proprie pedine.
A suo favore ci sarebbe anche il rapporto con l’avvocato Viglione, figura vicina alle componenti tecniche che a giugno avevano votato Malagò. Lo stesso Viglione è stato indicato più volte da Marotta e dall’alleato Percassi come possibile segretario generale, in sostituzione di Marco Brunelli. Il peso assunto da un consulente legale negli equilibri della Federazione resta uno degli aspetti meno chiari dell’intera vicenda.
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L’appoggio politico complica tutto
L’operazione potrebbe inoltre contare sulla sponda del governo e di Giorgetti, che da tempo cercano di ridimensionare Malagò. Tuttavia, le firme raccolte a sostegno dell’attuale commissario erano arrivate anche quando l’appoggio del ministro dell’Economia non c’era: un elemento che rafforza l’idea di una capacità autonoma di Marotta nel costruire maggioranze.
È in questo senso, e non nelle fantasiose teorie su arbitri o calendari, che viene interpretata la cosiddetta “Marotta League”. Il calcio italiano attraversa una fase di debolezza dirigenziale: i grandi presidenti del passato sono quasi scomparsi, molte società appartengono a proprietà straniere e le altre grandi squadre vivono una stagione di scarsa influenza politica. In questo vuoto, il presidente dell’Inter conserva storia, risultati e autorevolezza sufficienti per incidere sugli equilibri generali.
Malagò può ancora reagire
La partita, però, non è chiusa. Malagò ha già dimostrato, durante la crisi del commissariamento, di saper recuperare terreno quando sembrava ormai sconfitto. Le sue capacità relazionali potrebbero quindi consentirgli di restare in corsa, nonostante la possibile candidatura di Galliani.
Se l’ex dirigente del Milan dovesse davvero diventare il nuovo candidato, il messaggio politico sarebbe chiaro: gli stessi equilibri che avevano portato Malagò alla guida della Federazione potrebbero ora essere utilizzati per rimuoverlo. Galliani, inoltre, avrebbe con ogni probabilità un ruolo di passaggio, vista l’età, e questo alimenterebbe l’ipotesi di una futura candidatura dello stesso Marotta. In tale scenario, il presidente dell’Inter non sarebbe soltanto l’uomo capace di orientare il sistema, ma potrebbe puntare a guidarlo direttamente.
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