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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Fiducia nella vita, ma il mondo preoccupa gli adulti

Indagine in 32 Paesi: sicurezza economica, servizi accessibili e tecnologie controllate sono le priorità indicate dagli intervistati.

Il 75% degli adulti intervistati giudica positivamente l'andamento della propria vita, ma appena il 34% pensa che il mondo stia procedendo nella direzione giusta.

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Nord e Sud guardano al futuro

La distanza più marcata emerge tra le diverse aree del pianeta. Nei 19 Paesi del Sud globale, il 47% del campione esprime fiducia nella direzione presa dal mondo; tra i 13 Paesi del Nord globale la quota scende al 15%.

Anche le prospettive sull'economia seguono la stessa frattura: il 49% degli intervistati nel Sud globale si dice ottimista, contro il 19% registrato nel Nord globale. La fiducia nella possibilità di migliorare la propria condizione lavorando sodo raggiunge inoltre il 75% nel Sud, mentre si ferma al 60% nel Nord.


La scuola italiana convince poco

In Italia soltanto il 46% ritiene che l'istruzione possa offrire ai figli delle famiglie meno abbienti concrete possibilità di ascesa sociale. La media internazionale è del 60%, con una differenza di 14 punti.

Il giudizio sull'università è meno negativo: il 53% degli italiani pensa che, per la maggior parte delle persone, il costo degli studi non sia più giustificato. La percentuale resta comunque molto più bassa rispetto alla media globale del 65%.


Il divario tra vita e mondo

I dati arrivano dalla quinta edizione del FII PRIORITY Compass 2026, realizzata dal Future Investment Initiative Institute insieme a Ipsos. La rilevazione ha coinvolto 61.200 adulti in 32 Paesi, tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026.

Nel complesso, il 46% degli intervistati considera positiva la traiettoria del proprio Paese. Il dato sulla soddisfazione personale rimane invece nettamente più alto, a conferma della distanza tra la percezione della propria esistenza e quella del futuro collettivo.

Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita è la principale preoccupazione indicata a livello mondiale: lo segnala il 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l'energia sono citate dal 34% delle persone coinvolte.

Quando si parla di benessere, salute e accesso alle cure arrivano al 44%, mentre la sicurezza del lavoro e del reddito raggiunge il 43%. Per oltre metà degli intervistati, rincari e debiti rendono inoltre più difficile avere il numero di figli desiderato.

La mobilità sociale resta comunque associata all'impegno personale. A livello globale, il 69% pensa che lavorare con costanza consenta di migliorare la propria posizione, sei punti in più rispetto all'anno precedente.


Tecnologia con limiti precisi

L'apertura verso l'innovazione è ampia, ma non coincide con la volontà di affidarle ogni decisione. Il 57% sarebbe disposto a pagare per sviluppare competenze nell'intelligenza artificiale, mentre l'80% esclude che i sistemi automatizzati debbano avere l'ultima parola su assunzioni, giustizia e sanità.

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L'85% chiede inoltre regole comuni tra i Paesi per disciplinare l'intelligenza artificiale. Sui robot, il 65% prevede che entro dieci anni diventino abituali nella vita di tutti i giorni e il 61% accetterebbe di usarli per le faccende domestiche.

La disponibilità diminuisce quando entrano in gioco l'assistenza e le relazioni personali. La tecnologia appare quindi più accettata per ridurre la fatica o liberare tempo che per sostituire responsabilità di cura.


Sanità, formazione e lavoro

Meno della metà degli intervistati si dichiara soddisfatta dei servizi sanitari disponibili nel proprio Paese. Il 63% sarebbe tuttavia favorevole a un aumento delle imposte per garantire cure accessibili a tutti.

Sul fronte dell'istruzione, il 69% sollecita i governi a investire maggiormente nella formazione professionale, anche per effetto dei cambiamenti prodotti dall'intelligenza artificiale nel mercato occupazionale. Il 65% ritiene che, per la maggior parte delle persone, l'università non offra più un ritorno proporzionato alla spesa.

In Italia, solo il 47% considera il titolo di studio più importante delle competenze concrete per ottenere un buon impiego. È il secondo valore più basso tra i 32 Paesi analizzati.

Il dato segnala una distinzione netta: una laurea può essere ancora ritenuta utile senza essere considerata una garanzia automatica. Per gli italiani, il valore della formazione dipende sempre di più dalle capacità acquisite e dalle opportunità professionali che riesce a generare.


La fiducia nei mezzi d'informazione

Il rapporto con i media appare particolarmente fragile in Italia. La televisione nazionale è giudicata affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% della media globale; per le notizie online il dato italiano scende al 37%, a fronte del 52% internazionale.

L'82% ritiene inoltre che i mezzi di informazione tradizionali siano orientati politicamente. Si tratta della percezione dei cittadini e non di una misurazione dell'effettivo schieramento delle testate, ma il risultato evidenzia una forte difficoltà sul piano della credibilità.

La sfiducia riguarda anche gli attori digitali. Il 48% degli italiani pensa che i creatori di contenuti online sappiano intercettare le preoccupazioni delle persone comuni, un giudizio riferito alla capacità di rappresentare bisogni e sensibilità, non necessariamente alla precisione delle informazioni diffuse.

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