6.000Lettori online ora
Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Fbi nel mirino: rubati i dati di 5 mila tra agenti e candidati

ShinyHunters ha violato il portale di candidatura dell’Fbi e sostiene di aver sottratto informazioni sensibili, mentre una verifica di 404 Media ha trovato riscontri su alcuni numeri di telefono.

La violazione non sarebbe stata un semplice colpo dimostrativo: nel mirino degli hacker è finito il portale di candidatura dell’Fbi, con una raccolta di informazioni che riguarda 5 mila persone tra agenti e aspiranti assunti. Tra i dati sottratti ci sarebbero indirizzi, numeri di telefono, date di nascita e dettagli familiari.

Il gruppo che ha rivendicato l’azione è ShinyHunters, noto per incursioni su larga scala e per attività di estorsione contro aziende e università. In questo caso, però, l’obiettivo dichiarato non sarebbe il denaro, bensì la rimozione di un avviso che, secondo loro, li accusava ingiustamente.


La rivendicazione e la minaccia

Gli hacker hanno lasciato un messaggio direttamente sulla pagina colpita, sostenendo che il sito fosse stato preso in mano da loro. È una formula che richiama le stesse schermate usate da agenzie e forze dell’ordine quando oscurano un portale, e che in questo caso servirebbe a rovesciare il segnale contro l’Fbi.

Nel testo diffuso, il gruppo ha anche lasciato intendere di possedere materiale ulteriore rispetto a quello già mostrato. La cifra complessiva del bottino viene stimata tra i due e i tre terabyte di dati sottratti, un volume che fa pensare a un archivio molto più ampio della sola lista di contatti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


I primi riscontri sulla fuga di dati

A riportare per prima l’episodio è stata 404 Media, che ha detto di essere in contatto con ShinyHunters e di aver controllato parte delle prove diffuse dal gruppo. Le verifiche hanno riguardato alcuni numeri di telefono indicati dagli hacker come dimostrazione del materiale in loro possesso.

Da quei controlli è emerso che almeno alcuni dei recapiti risultano associati a personale del Dipartimento di giustizia americano. È un elemento che non chiude il caso, ma rende la sottrazione dei dati più credibile e mostra quanto l’intrusione possa aver toccato profili sensibili.

ShinyHunters, del resto, è già noto per aver colpito realtà di primo piano come Google, Ticketmaster, Pornhub e Lvmh. La nuova incursione aggiunge l’Fbi a una lista già lunga di bersagli eccellenti, con una differenza importante: questa volta il gruppo dice di non aver agito per guadagno immediato, ma per costringere l’agenzia a fare marcia indietro su un avviso che considera falso.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere