Famiglie fuori rotta: quattro film tra caos, identità e fiaba
Alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella Città, il nucleo familiare diventa uno spazio instabile dove convivono adozione, disordine, memoria migratoria e mistero.
La famiglia, sul grande schermo, non coincide più necessariamente con un modello ordinato e riconoscibile. Alla 21ª Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella Città, quattro film la osservano attraverso identità incerte, affetti non convenzionali e rapporti destinati a sfuggire alle regole: dalla commedia al racconto di formazione, fino a una fiaba dalle ambizioni epiche.
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L’identità nasce dentro il disordine
In Just an illusion – Una famiglia quasi perfetta, Olivier Nakache ed Éric Toledano riportano il pubblico nella Francia della metà degli anni Ottanta. Al centro c’è la famiglia Dayan, apparentemente composta dal classico quartetto di genitori e figli, ma attraversata da storie migratorie differenti: la madre, interpretata da Camille Cottin, è un’ebrea algerina arrivata in Francia dopo la guerra d’Algeria; il padre, affidato a Louis Garrel, proviene invece da una famiglia ebrea marocchina emigrata Oltralpe.
Il maggiore Arnaud e il piccolo Vincent si confrontano così con una domanda che riguarda appartenenza e identità: sono ebrei, arabi, africani o francesi? La loro esperienza suggerisce una risposta composita, capace di tenere insieme tutte queste definizioni. Il film affronta temi politici e culturali senza abbandonare il tono leggero della commedia, seguendo soprattutto il più giovane dei due fratelli tra i primi turbamenti sentimentali, il padre senza lavoro e una madre che cerca il proprio spazio nella modernità imparando a usare i primi computer. L’uscita è prevista per l’inizio del 2027.
Un’altra forma di incertezza riguarda Noi, un po’ meglio di Daniele Luchetti. Elio Germano e Maria Chiara Giannetta interpretano una coppia alle prese con la possibilità di intraprendere il percorso dell’adozione, e con tutti i dubbi che una scelta simile porta con sé.
Il film amplia così la riflessione sul significato di essere genitori, mettendo al centro una relazione affettuosa ma non priva di esitazioni. È uno dei titoli italiani presentati nel contesto della Festa insieme a opere che scelgono registri molto diversi per interrogarsi sugli stessi legami.
La commedia mette in crisi le regole
Gianni Zanasi sceglie invece il disordine come principio di convivenza in È andata così. La famiglia raccontata dal regista è costruita su una madre, due figli avuti da uomini diversi e un marito che non è il padre di nessuno dei ragazzi: una configurazione affettiva ampia, nella quale convivono legami biologici, coppia e quotidianità.
L’equilibrio viene messo in discussione dall’arrivo degli operatori sociali, convinti che quella situazione abbia bisogno di essere ricondotta a un modello più ordinato. Zanasi affida al teatro terapeutico il compito di rimettere in movimento la storia, ricorrendo ancora una volta alla metanarrazione come strumento per affrontare il caos e trasformarlo in racconto.
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Valentina Lodovini guida una compagnia composta anche da Valerio Mastandrea, Michele Riondino e Leonardo Lidi, quest’ultimo presente alla Festa anche ne Il ministero dell’amore. I tre personaggi maschili condividono l’amore per la protagonista, mentre l’attrice trova nella commedia un registro diverso da quello associato più spesso al suo percorso interpretativo.
La vicenda procede verso una confusione collettiva dai toni affettuosi, sostenuta dalla sceneggiatura firmata da Zanasi e Ciarrapico. Il film sarà nelle sale dal 26 novembre.
Una fiaba oltre il visibile
Con Alberi erranti, presentato nel programma di Alice nella Città dopo il concorso dell’ultimo Festival di Locarno, Salvatore Mereu cambia scala e linguaggio. Il film è stato girato in Sardegna, ma rappresenta il primo vero allontanamento narrativo del regista dalla sua terra d’origine, pur mantenendo un rapporto profondo con l’isola.
La durata di tre ore accompagna tre personaggi dall’infanzia alla giovinezza. Provengono da ambienti sociali differenti e hanno con le rispettive famiglie, soprattutto con i padri, rapporti molto diversi. L’opera prende spunto dal romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta, pubblicato da Il Maestrale, un testo che Mereu ha definito «un libro senza appigli» se non quelli dell’anima.
Per seguire il film occorre accettare la logica della fiaba, come ricorda lo stesso autore: «La favola è la favola». Nel racconto entrano salti temporali, nevicate, sparizioni improvvise, luoghi privi di nome e confini incerti tra natura, animali e dimensione umana.
Massimo Popolizio e Alessandro Haber recitano accanto ai più giovani Romeo Perrone e Giulia Maenza, dentro una trama ricca di segni metafisici e simbolici affidati ai volti, ai corpi e ai dialoghi. Il risultato è un’opera radicale e raffinata, non priva di alcune dilatazioni e di passaggi meno convincenti, ma capace di spingersi oltre ciò che è immediatamente visibile. L’arrivo nelle sale è fissato per il 29 ottobre.
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