Fakir, il nodo dell’ipossia: cocaina o posizione prona
Familiari e difesa dei due agenti leggono in modo opposto il ruolo della droga e dell’immobilizzazione nella morte del 42enne a Bologna.
La relazione decisiva non è ancora sul tavolo, ma il confronto tra i consulenti ha già fatto emergere due ricostruzioni inconciliabili sulla morte di Abderrahim Fakir. Il 42enne è deceduto per ipossia dopo essere stato immobilizzato il 19 luglio al Pilastro di Bologna; resta da stabilire quale fattore abbia provocato la carenza di ossigeno.
La famiglia punta sulla posizione prona
Per Fabio Anselmo, legale dei familiari, il quadro medico-legale conduce a una “morte ipossica da posizione prona”. La cocaina, secondo questa lettura, non sarebbe stata la causa autonoma del decesso, ma avrebbe aumentato — insieme allo stato di agitazione — il bisogno di ossigeno dell’uomo.
Gli esami tossicologici avrebbero rilevato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina. Anselmo ha sostenuto che si tratta di una quantità pari a circa la metà della soglia che, secondo la letteratura citata dalla difesa della famiglia, può risultare letale da sola. In questa ricostruzione, senza la componente asfittica Fakir non sarebbe morto.
Il legale ha inoltre richiamato il caso di Riccardo Magherini e ha concentrato le proprie critiche sulla durata dell’immobilizzazione con il volto rivolto verso il basso. A suo giudizio, mantenere quella posizione avrebbe impedito al 42enne, già in condizioni di forte agitazione, di compensare il maggiore fabbisogno respiratorio.
Gli agenti attribuiscono il peso alla droga
Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, ha riferito una conclusione opposta dopo aver consultato il medico legale Matteo Tudini. “La causa centrale dell’ipossia è la droga”, ha affermato, collegando anche il sanguinamento riscontrato nei polmoni all’uso intenso di cocaina.
La difesa sostiene che la concentrazione rilevata fosse oltre tre volte superiore alla dose letale. Nel suo ragionamento entrano anche la fibrosi cardiaca riscontrata sul 42enne, ritenuta dal legale compatibile con un uso di cocaina, e la posizione prona, considerata tuttavia soltanto un possibile elemento aggiuntivo nella difficoltà respiratoria.
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Bordoni esclude che vi sia stata una compressione sufficiente a spiegare il decesso e colloca la durata della manovra in “3-4 minuti”. Secondo il legale, gli agenti avrebbero provato in due occasioni a mettere Fakir su un fianco, ma lo avrebbero riportato con il volto a terra perché continuava ad agitarsi. “Nessuna violenza, nessuna compressione”, è la sintesi della posizione difensiva.
Restano da chiarire altri passaggi
La famiglia contesta questa ricostruzione e considera determinante proprio la permanenza prolungata in posizione prona. Anselmo ha riferito anche di possibili rilievi sull’intervento dei sanitari, in particolare per non avere richiesto un medico mentre Fakir era in stato di agitazione.
Nel fascicolo risultano iscritti, oltre ai due poliziotti, anche quattro volontari della Croce Rossa. Intanto il Ris dovrà ordinare cronologicamente i filmati che documentano i momenti precedenti, quelli dell’immobilizzazione e la fase successiva alla morte, compresa la registrazione della videocamera indossata da uno degli agenti.
La consulenza medico-legale definitiva, attesa entro il 21 ottobre, dovrà mettere nero su bianco gli esiti degli accertamenti. Soltanto dopo il deposito della relazione la Procura di Bologna potrà valutare con maggiore precisione eventuali responsabilità.
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