Export giapponese, il record nominale nasconde una crescita debole
A settembre il valore delle vendite estere è salito del 16,7%, ma i volumi reali sono aumentati soltanto dell’1,9%
Le esportazioni giapponesi hanno registrato a settembre una crescita nominale del 16,7%, ma l’aumento reale dei volumi si è fermato all’1,9%. Nello stesso mese il Paese ha accumulato un deficit commerciale di 536,6 miliardi di yen.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Le misure per sostenere l’economia
Per trasformare la forza industriale in maggiore benessere interno, Tokyo dovrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e ampliare le fonti di approvvigionamento energetico. Tra le priorità indicate figurano anche investimenti nell’innovazione, interventi fiscali a sostegno dell’occupazione e misure capaci di rafforzare la domanda delle famiglie.
Senza un incremento della produttività e dei redditi reali, la crescita delle vendite all’estero rischia di rimanere concentrata nei bilanci delle grandi imprese. Il successo nei settori tecnologici, da solo, non garantisce infatti un miglioramento diffuso delle condizioni economiche, soprattutto in un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione e dai consumi deboli.
Tokyo tra Stati Uniti e Cina
Il rapporto con gli Stati Uniti resta decisivo per la sicurezza economica giapponese. Tokyo e Washington hanno rafforzato la collaborazione industriale attraverso accordi di investimento produttivo nello Stato di New York, compresi quelli collegati alla Strategic Investment Initiative, con l’obiettivo di rendere più solide le catene di fornitura occidentali.
La cooperazione deve però convivere con un sistema di dazi mirati e con decisioni giudiziarie che rendono necessario adeguare costantemente le politiche commerciali. Sul versante cinese, invece, la concorrenza nel comparto automobilistico ha contribuito a ridurre di quasi il 60% le esportazioni di auto giapponesi verso Pechino.
La Cina continua comunque ad acquistare macchinari, beni strumentali e componenti avanzati prodotti in Giappone. Rivalità industriale e legami commerciali restano quindi intrecciati, rendendo poco realistico un distacco completo tra le due economie.
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Energia e tecnologia nei conti esteri
Nel semestre fiscale il disavanzo commerciale ha superato i 2.800 miliardi di yen. A pesare sono stati soprattutto il rincaro delle materie prime e dell’energia, insieme alla debolezza dello yen, scambiato stabilmente oltre quota 157 rispetto al dollaro.
La valuta più debole favorisce i ricavi degli esportatori quando vengono convertiti in yen, ma aumenta il costo delle importazioni necessarie all’economia giapponese. Il valore del greggio acquistato dall’estero è cresciuto del 51,1%, mentre le quantità importate sono salite appena del 3,1%, trasferendo parte della pressione sui costi alle imprese e ai consumatori.
A sostenere le vendite estere è stato soprattutto il ciclo mondiale di investimenti legato all’intelligenza artificiale e agli impianti per produrre semiconduttori. Le spedizioni di componenti elettronici e macchinari di precisione sono aumentate di circa il 40-50% e hanno spiegato da sole quasi il 45% dell’incremento complessivo del valore esportato.
Il Giappone conserva competenze rilevanti nella litografia, nella chimica avanzata e nella gestione dei processi industriali. Tuttavia, una parte consistente dei guadagni si concentra lungo filiere internazionali e nei grandi gruppi multinazionali, senza produrre automaticamente salari più elevati o una maggiore efficienza per le piccole e medie imprese.
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