Ex Ilva, Taranto alza il livello dello scontro: cosa chiedono i lavoratori
I sindacati rilanciano la mobilitazione contro il decreto atteso dal Governo e chiedono garanzie su occupazione, ambiente e futuro industriale.
La transizione ecologica dell’impianto e la decarbonizzazione sono inseparabili dalle misure straordinarie per il personale, secondo Francesco Brigati, segretario della Fiom Cgil di Taranto. Il dirigente sindacale ha giudicato deludente l’ultimo confronto a Palazzo Chigi e ha indicato nell’intervento pubblico la strada necessaria per sostenere il rilancio dello stabilimento.
«Servono risorse finanziarie e l’unica soluzione per superare le difficoltà che stiamo attraversando è garantire un intervento pubblico per avviare sia la transizione che la decarbonizzazione», ha affermato Brigati.
I sindacati chiedono un decreto diverso
Anche Biagio Prisciano, segretario della Fim Cisl di Taranto, considera insufficienti le misure inserite nel decreto legge che il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare domani. La richiesta è di riaprire il testo e di non limitare il sostegno alla sola cassa integrazione destinata ai dipendenti diretti e indiretti dell’ex Ilva.
«Noi vogliamo parlare di lavoro e non solo di cassa integrazione, un lavoro che deve essere rispettoso dell’ambiente e della salute», ha dichiarato Prisciano. Tra le richieste figurano il riconoscimento dell’usura legata all’attività siderurgica e dei rischi connessi all’amianto e agli agenti inquinanti, con la possibilità di un’uscita anticipata, oltre a incentivi per chi sceglierà di lasciare volontariamente l’azienda.
La protesta coinvolge anche Eni
La mobilitazione, proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb, non riguarda soltanto l’area dell’ex Ilva. A Taranto i lavoratori hanno impedito l’accesso al varco della raffineria Eni utilizzato dai mezzi per il trasporto dei carburanti; il blocco ha interessato anche una bretella vicina e una stazione di servizio dell’azienda.
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Le conseguenze si sono estese alla strada statale 106, nel tratto compreso tra Taranto, Metaponto e Reggio Calabria, dove la circolazione è stata interrotta. La protesta ha raggiunto anche Genova, con la sindaca Silvia Salis al fianco degli operai durante il corteo.
Sciopero senza scadenza e nuove mobilitazioni
La protesta era stata indetta inizialmente per 24 ore, ma l’assemblea convocata questa mattina alle 7 ha deciso di proseguirla senza una scadenza prestabilita. Luigi Bennardi, segretario della Uilm Taranto, ha spiegato che l’obiettivo immediato è ottenere un nuovo confronto con il Governo dopo la riunione dell’8 ottobre.
Se da Palazzo Chigi non arriveranno convocazioni o segnali ritenuti sufficienti, i lavoratori intendono autoconvocarsi davanti alla sede della Regione Puglia a Bari e davanti a quella del Governo a Roma. Le due iniziative potrebbero svolgersi rispettivamente mercoledì e venerdì.
Nel confronto con l’esecutivo, le organizzazioni metalmeccaniche chiedono anche una prospettiva industriale fondata sui forni elettrici e sulla riduzione delle emissioni. Per i sindacati, la tutela dell’occupazione deve procedere insieme alla sicurezza degli impianti, alla salute dei lavoratori e alla trasformazione del sito.
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