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Attualità 2 min di lettura5 ore fa

Ex Ilva, blitz al Colombo: i lavoratori sfidano il governo

Gli addetti di Cornigliano hanno occupato l’area imbarchi di Genova dopo l’aumento della cassa integrazione chiesto per oltre 8.600 dipendenti

L’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova è diventato il nuovo teatro della protesta degli operai ex Ilva di Cornigliano. Dopo essere entrati nella zona imbarchi, i lavoratori hanno annunciato l’occupazione e si sono seduti sul pavimento, lasciando comunque libero un passaggio per consentire ai passeggeri di raggiungere gli aerei.

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La protesta arriva fino al Colombo

La mobilitazione nasce dalla richiesta presentata dai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che punta a portare fino a 8.622 il numero dei dipendenti coinvolti dalla cassa integrazione straordinaria. Oggi gli addetti interessati sono 4.450; la nuova misura dovrebbe restare in vigore fino al 28 febbraio 2027, salvo altri prolungamenti.

Il provvedimento riguarda i principali stabilimenti del gruppo, compreso quello genovese, e secondo i sindacati rischia di compromettere anche le attività ancora operative. I lavoratori hanno quindi scelto una mobilitazione senza scadenza, chiedendo al ministero un intervento immediato dopo la comunicazione inviata dai commissari venerdì.


Cornigliano teme il blocco produttivo

Prima di dirigersi verso l’aeroporto, gli addetti si erano riuniti davanti ai cancelli dello stabilimento. Armando Palombo della Fiom ha accusato i commissari di aver modificato in pochi giorni gli impegni sulla continuità produttiva e ha sostenuto che Genova non possa attendere dieci anni per la trasformazione verso la produzione verde: secondo il sindacalista, i rotoli d’acciaio devono arrivare subito.

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Nicola Appice della Fim Cisl ha ricordato che, dopo tre giorni di presidio davanti alla prefettura, sembrava essere stata garantita una fornitura provvisoria di 35 mila tonnellate di coils destinata a evitare l’arresto delle lavorazioni genovesi. La successiva comunicazione sulla cassa integrazione, ha spiegato, potrebbe invece coinvolgere interi reparti, compresi quelli amministrativi, con il rischio di fermare il ciclo produttivo ancora attivo.


La richiesta di una risposta politica

La vertenza si intreccia con il futuro dell’impianto di Taranto e con l’attesa per la pronuncia della Cassazione sul fermo dell’area a caldo. Per i lavoratori di Cornigliano, però, la priorità resta assicurare senza ritardi gli approvvigionamenti necessari allo stabilimento e difendere il presidio industriale genovese.

A chiudere gli interventi dell’assemblea è stato Fabio Ceraudo dell’Usb, mentre Palombo ha ribadito la linea della protesta a oltranza: «Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta». Nel corso dell’occupazione, gli operai hanno battuto i caschi sul pavimento tra applausi e cori, mantenendo aperto il corridoio destinato ai viaggiatori.

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