Ex dipendente di Stefanel, la Cassazione ammette il credito
Dopo il licenziamento del 2011, il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di una somma vicina ai 300mila euro
Un ex dipendente di Stefanel ha ottenuto dalla Cassazione l’ammissione del proprio credito nella procedura di amministrazione straordinaria della società. A quindici anni dal licenziamento, però, non ha ancora incassato il risarcimento riconosciuto dai giudici.
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Il licenziamento dopo la cassa integrazione
La vicenda era iniziata l’8 novembre 2011, quando l’azienda di abbigliamento aveva interrotto il rapporto con il lavoratore al termine di un lungo periodo di cassa integrazione. L’uomo, oggi pensionato, era stato collocato nell’ammortizzatore sociale il 15 giugno 2009 e si occupava del caricamento degli ordini dei fornitori.
Nel marzo 2010 aveva cercato di evitare l’uscita dall’azienda, proponendo di accettare mansioni inferiori e anche una riduzione della retribuzione. Stefanel non aveva accolto la disponibilità e, concluso il periodo di cassa integrazione, aveva proceduto con il licenziamento.
Le decisioni sul risarcimento
Il dipendente aveva contestato il provvedimento, ma in primo grado il Tribunale di Treviso aveva respinto le sue ragioni. Lo stesso era accaduto davanti alla Corte d’appello di Venezia, con la sentenza del 26 giugno 2018.
La Cassazione, il 16 gennaio 2021, aveva invece accolto il ricorso, annullando la decisione veneziana e rinviando il caso alla Corte d’appello di Trieste. Il 22 gennaio 2022 quest’ultima aveva riconosciuto l’illegittimità del licenziamento e disposto il pagamento delle retribuzioni maturate dall’8 novembre 2011 fino alla sentenza.
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L’importo stabilito ammontava a 242mila euro. I giudici avevano inoltre ordinato il reintegro, ma il lavoratore aveva scelto di non rientrare in azienda, preferendo l’indennità sostitutiva di 15 mensilità. Il credito complessivo era così arrivato a circa 300mila euro.
La procedura per ottenere i soldi
Nel frattempo Stefanel Spa era stata ammessa all’amministrazione straordinaria, procedura prevista per le imprese in crisi con l’obiettivo di gestirne il patrimonio e tutelare, per quanto possibile, i livelli occupazionali. Per ricevere quanto stabilito nelle sentenze, il lavoratore doveva però far inserire il credito nello stato passivo della società.
Il Tribunale di Venezia aveva inizialmente respinto la richiesta. Assistito dal proprio legale, l’ex dipendente si è quindi rivolto nuovamente alla Cassazione, che gli ha dato ragione anche su questo punto e ha riconosciuto la necessità di ammettere il credito nella procedura concorsuale.
La decisione non equivale ancora al pagamento: la somma effettivamente recuperabile dipenderà dalle risorse disponibili e dall’esito della procedura di amministrazione straordinaria.
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