Cassazione, Argo resta all’uomo dopo due anni di assenza
La Corte ha escluso la rinuncia alla proprietà e valorizzato l’iscrizione del cane all’anagrafe canina
La Cassazione ha stabilito che Argo appartiene all’uomo che lo aveva adottato, nonostante non lo avesse visto per due anni. L’assenza, secondo i giudici, era legata al conflitto con l’ex compagna e non a un disinteresse verso l’animale.
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Le ragioni della decisione
La Corte ha escluso che il mancato esercizio delle visite potesse trasformarsi in una rinuncia alla proprietà. Il comportamento dell’uomo è stato valutato alla luce delle tensioni con la ex, sfociate anche in querele reciproche, e non come prova dell’abbandono del cane.
Un altro elemento considerato decisivo è stata l’iscrizione di Argo all’anagrafe canina. Questo dato, da solo, non dimostra chi sia il proprietario, perché il cane è considerato un bene mobile non registrato. Può però rappresentare un indizio utile per ricostruire la titolarità dell’animale.
I giudici hanno inoltre richiamato l’articolo 925 del Codice civile, relativo agli animali mansuefatti. La norma prevede che l’animale appartenga a chi se ne è impossessato quando il proprietario, informato del luogo in cui si trova, non lo reclama entro venti giorni.
La lunga contesa tra gli ex
La coppia aveva vissuto insieme per nove anni. Dopo la separazione, Argo era rimasto con la donna, ma il contrasto sulla sua gestione era proseguito fino a richiedere l’intervento della polizia locale, che aveva affidato il cane all’uomo sulla base dei dati dell’anagrafe canina.
La donna aveva contestato quella decisione sostenendo di essere stata privata del possesso dell’animale. In primo grado e poi davanti alla Corte d’appello, i giudici avevano scelto di riconoscere una comproprietà a entrambi, senza però risolvere il conflitto.
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Nel frattempo, l’uomo aveva continuato a occuparsi di Argo. In seguito si era allontanato per due anni proprio per evitare nuovi contatti con l’ex compagna, circostanza che la Cassazione ha distinto da una perdita di interesse per il cane.
Il ricorso presentato dalla donna
La donna aveva chiesto anche un provvedimento urgente dopo il rigetto ottenuto dal Tribunale, ma il tentativo non aveva avuto esito positivo. La normativa, infatti, non riconosce un diritto automatico all’affidamento degli animali domestici quando termina una convivenza.
Secondo la Cassazione, inoltre, la donna sapeva che Argo si trovava presso l’ex compagno. La richiesta di essere reintegrata nel possesso era arrivata soltanto dopo un anno dal momento in cui, secondo la sua ricostruzione, ne era stata privata: un ritardo incompatibile con il termine previsto dall’articolo 925.
La Corte ha quindi annullato la decisione sulla comproprietà e ha riconosciuto l’animale all’uomo, dando rilievo sia all’intestazione presso l’anagrafe canina sia alla tardività dell’iniziativa giudiziaria.
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