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Attualità 5 min di lettura12 ore fa

Europa sotto pressione: la guerra ibrida ha già cambiato soglia

Droni, sabotaggi e attacchi informatici mettono alla prova la capacità europea di reagire senza sacrificare i principi democratici.

Un Consiglio di sicurezza europeo potrebbe diventare uno strumento decisivo soltanto se fosse in grado di assumere decisioni vincolanti e produrre effetti concreti. È questa la condizione indicata da Beniamino Irdi, secondo cui un nuovo organismo avrebbe poco valore se si limitasse ad aggiungere un altro tavolo di confronto tra gli Stati membri.

L’idea è stata rilanciata da Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre, insieme alla proposta di una strategia europea per la sicurezza e di un protocollo d’emergenza destinato ad affiancare l’articolo 4 della Nato. Per Irdi, nonresident senior fellow del German Marshall Fund e fondatore e ceo di HighGround, il tema centrale resta la capacità politica di trasformare l’allarme in una risposta comune.


La sicurezza mette alla prova le democrazie

Le istituzioni liberali devono confrontarsi con un equilibrio sempre più difficile. Da una parte ci sono lo Stato di diritto, il controllo pubblico e la necessità di rendere conto agli elettori; dall’altra, una minaccia che richiede talvolta rapidità, riservatezza e decisioni capaci di imporre costi immediati.

Irdi osserva che non serve abbandonare i principi democratici, ma occorre capire come difenderli quando gli avversari li sfruttano per rallentare la reazione. Anche il segreto di Stato, l’intelligence e strutture meno esposte al controllo pubblico possono diventare necessari in una fase eccezionale, pur restando dentro un quadro di garanzie.


Droni e sabotaggi cambiano il confronto

Negli ultimi mesi la pressione russa sull’Europa avrebbe assunto caratteristiche più frequenti, visibili e concrete. Secondo Irdi, Mosca potrebbe aver interpretato la risposta occidentale ai precedenti attacchi informatici e alle campagne di disinformazione come poco incisiva, aumentando così il livello di rischio delle proprie iniziative.

Un altro elemento riguarda la cosiddetta “plausible deniability”, cioè la possibilità di negare in modo credibile il proprio coinvolgimento. Gli episodi più recenti, sostiene l’analista, sembrano lasciare meno spazio all’ambiguità: il messaggio potrebbe essere che l’origine della minaccia non debba più essere nascosta.

Il presidente della Munich Security Conference ha sostenuto che, davanti a esplosivi, droni e sabotaggi, sarebbe ormai superato parlare di “guerra ibrida”. Irdi, tuttavia, invita a non concentrarsi sulla definizione: la vera questione è stabilire quale comportamento faccia scattare una reazione dello Stato colpito.


La soglia non è scritta nei trattati

Le campagne ibride funzionano proprio perché ogni singolo episodio tende a rimanere al di sotto del livello capace di provocare una risposta forte. La soglia, spiega Irdi, non è tecnica né fissata una volta per tutte: dipende da una scelta politica e può essere spostata gradualmente.

Nelle democrazie, mobilitare il consenso necessario a reagire è più complicato quando la minaccia cresce per piccoli passi. Un attacco isolato può apparire insufficiente, mentre l’effetto complessivo diventa evidente soltanto nel tempo. Per questo, secondo l’esperto, il problema non si risolve cambiando etichetta: sono le decisioni europee a determinare il limite oltre il quale rispondere.

La dimensione psicologica è altrettanto importante. La percezione di una presenza costante di droni russi può produrre paura anche quando il singolo episodio non raggiunge il risultato operativo previsto. Il bersaglio finale, in questo schema, non è soltanto un’infrastruttura: sono la fiducia nelle istituzioni, la coesione sociale e la credibilità della deterrenza.

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Energia, riserve russe e sostegno a Kiev

Per costruire una risposta comune, Irdi propone una dottrina europea di deterrenza fondata su conseguenze prevedibili e tangibili. I costi inflitti a chi attacca dovrebbero superare i vantaggi attesi, così da rendere meno conveniente la strategia di pressione graduale.

Tra gli strumenti ancora disponibili indica il settore energetico, pur riconoscendo che una riduzione dei legami avrebbe ricadute anche sui Paesi europei. Un’altra leva è rappresentata dagli asset russi congelati, il cui eventuale utilizzo presenta però ostacoli giuridici e politici rilevanti.

La terza direttrice riguarda la dimensione convenzionale: armamenti, informazioni d’intelligence e aiuti militari all’Ucraina. La prudenza occidentale, osserva Irdi, è stata condizionata per anni dal timore di un’escalation, influenzando sia la quantità sia i tempi delle forniture a Kiev.


Il nodo degli asset congelati

La confisca delle riserve russe potrebbe creare un precedente osservato con attenzione da altri Paesi, preoccupati per la sicurezza dei propri patrimoni all’estero. Irdi considera il problema reale, ma non ritiene automatico che una misura contro Mosca spinga tutti gli altri Stati a ritirare le proprie riserve.

La distinzione, nella sua analisi, riguarda il comportamento di chi viene colpito dal provvedimento: la Russia ha invaso un Paese sovrano e conduce da quattro anni e mezzo un conflitto che comprende anche strumenti non convenzionali. Il caso, quindi, non sarebbe comparabile a quello di Stati che non hanno intrapreso un’aggressione analoga.


Un’Europa ancora senza risposta unica

Per anni l’espressione “guerra ibrida” ha descritto attacchi informatici, disinformazione, sabotaggi, incendi, incursioni con droni e azioni contro infrastrutture strategiche. Ora il confine tra pressione indiretta e aggressione manifesta appare più difficile da individuare.

A settembre la Germania ha attribuito alla Russia un tentativo di attacco con droni esplosivi contro l’aeroporto di Lipsia/Halle. Nei giorni successivi, una fregata russa ha lanciato razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese nel Baltico, mentre sulla Lituania è stato abbattuto un drone dotato di esplosivo.

L’Unione europea ha continuato intanto a varare misure contro quelle che definisce “attività ibride” russe, comprendendo sabotaggi, operazioni informatiche, interferenze informative e iniziative destinate a indebolire le istituzioni democratiche. Nel discorso del 16 settembre, von der Leyen ha affermato che le minacce rivolte all’Europa sono “sempre meno ibride e sempre meno minacce”.

Irdi ha affrontato questi temi in un’intervista all’Adnkronos. Il 6 novembre, alla Luiss di Roma, HighGround organizza inoltre gli “HG Dialogues”, appuntamento dedicato alla sicurezza nazionale, al rapporto tra imprese e istituzioni e ai nuovi equilibri tra settore pubblico e privato.

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