Ets, Italia e Repubblica Ceca chiedono una tregua per l’industria
Roma e Praga propongono interventi temporanei su quote, energia ed Ets2 per contenere i costi senza cambiare gli obiettivi climatici europei.
Il messaggio politico di Roma e Praga è netto: l’Europa deve evitare che il caro-energia e il prezzo della CO₂ producano danni irreversibili alla propria industria. Le due capitali chiedono quindi correttivi temporanei al sistema delle emissioni, salvaguardando però il percorso di decarbonizzazione fissato nel lungo periodo.
L’obiettivo è rinviare lo shock
Nel documento condiviso, Italia e Repubblica Ceca sostengono che le misure suggerite dovrebbero affiancare gli interventi già varati dalla Commissione europea. La priorità indicata è impedire la perdita definitiva di capacità produttiva, investimenti, raffinazione e competitività nel continente.
Secondo i due governi, il Consiglio europeo deve dimostrare di saper reagire alla fase critica con un indirizzo politico chiaro. L’eventuale sostegno all’industria, precisano, non dovrebbe tradursi in una revisione degli obiettivi climatici dell’Unione.
L’Ets2 torna nel mirino
Tra le richieste figura anche una nuova valutazione dell’Ets2, il meccanismo destinato a estendere lo scambio delle emissioni ai carburanti e al riscaldamento degli edifici. Roma e Praga chiedono alla Commissione di riesaminare l’avvio previsto nel 2028, considerando le possibili conseguenze su famiglie, combustibili, riscaldamento e imprese.
L’introduzione dovrebbe essere posticipata se finisse per aggravare la crisi energetica e la perdita di competitività. Sul tema si era espresso anche il primo ministro polacco Donald Tusk, avvertendo a Strasburgo: «Vedete voi se ne vale la pena», in riferimento al rischio di caduta dei governi democratici dell’Unione.
La proposta arriva al vertice europeo
Le osservazioni sono state trasmesse alle istituzioni europee in vista del prossimo Consiglio europeo. Giorgia Meloni ha incontrato a Praga, due giorni fa, il primo ministro ceco Andrej Babis; il confronto politico tra i due Paesi ha accompagnato la messa a punto del documento.
Italia e Repubblica Ceca condividono una forte presenza manifatturiera e descrivono l’attuale fase come uno shock energetico eccezionale. Nel testo viene evidenziato che la sicurezza degli approvvigionamenti resta l’urgenza principale, ma la combinazione tra energia costosa, combustibili cari e oneri legati al carbonio rischia di spingere altrove produzione e capitali.
Più flessibilità sulle quote
Una sospensione completa dell’Ets viene indicata come possibile sollievo immediato, ma i due governi concentrano la proposta su alternative più selettive e applicabili rapidamente. Tra queste c’è una modifica provvisoria delle soglie che regolano l’ingresso delle quote nella riserva di stabilità del mercato.
Qualora le condizioni peggiorassero in modo marcato, Roma e Praga chiedono di esaminare anche un rilascio straordinario, ma controllato, delle quote conservate nella riserva. L’obiettivo sarebbe attenuare la pressione sui costi senza cancellare il funzionamento ordinario del sistema.
Nei comparti più esposti, inoltre, viene suggerito un margine temporaneo aggiuntivo nell’assegnazione gratuita delle quote. I parametri attuali, secondo i due governi, potrebbero non rispecchiare ancora la reale disponibilità né il prezzo delle tecnologie di decarbonizzazione utilizzabili.
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La richiesta comprende anche il possibile congelamento del ritiro progressivo delle quote gratuite nei settori interessati dal Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. La stessa cautela viene proposta per le ulteriori riduzioni dell’assegnazione gratuita.
Energia e regole da alleggerire
Un altro capitolo riguarda il trasferimento del costo del carbonio sui prezzi dell’elettricità. Quando gli impianti alimentati da fonti fossili fissano il prezzo marginale, gli oneri sostenuti dai produttori possono riflettersi sul mercato all’ingrosso e aumentare la spesa energetica delle industrie.
Per questa ragione, i due Paesi chiedono di studiare interventi limitati nel tempo sugli obblighi Ets applicati alla produzione fossile marginale. Le eventuali correzioni dovrebbero tenere conto dei diversi mix energetici nazionali e, allo stesso tempo, lasciare intatto l’incentivo a ridurre le emissioni nel lungo periodo.
Roma e Praga sollecitano poi un intervento sul possibile deficit regionale di elettricità attraverso il regolamento sulla tassonomia. Tra le ipotesi ci sono il mantenimento del gas naturale tra le fonti di transizione oltre il 2035 e il riconoscimento dell’energia nucleare come sostenibile, così da favorire nuovi finanziamenti da parte di investitori e istituzioni.
I due governi chiedono infine di individuare le norme che, nelle attuali condizioni del mercato, possono complicare importazioni e rifornimenti energetici. Tali obblighi potrebbero essere rinviati o resi più flessibili per un periodo limitato.
Un esempio citato è il regolamento europeo sul metano. In base all’impostazione definita pragmatica per la sua applicazione, gli obblighi dell’articolo 28, destinati a decorrere da gennaio 2027, dovrebbero essere sospesi temporaneamente per non ostacolare l’accesso a fornitori alternativi.
Più controlli sul mercato Ets
La proposta comprende anche un rafforzamento della trasparenza nel mercato delle quote. Commissione europea, Esma e Acer dovrebbero coordinare con maggiore intensità il controllo delle posizioni, della concentrazione degli scambi e dei rapporti tra mercati del carbonio, del gas e dell’elettricità.
L’attenzione dovrebbe distinguere le operazioni necessarie alla conformità e alla copertura dai movimenti puramente finanziari. Italia e Repubblica Ceca riconoscono il ruolo degli intermediari nel garantire liquidità e gestione del rischio, ma chiedono verifiche specifiche se determinate pratiche contribuissero ad amplificare oscillazioni eccezionali dei prezzi.
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