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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Equalize, il caso che non si chiude: la svolta nelle parole di Calamucci

A due anni dall’irruzione nella sede milanese, l’inchiesta conta oltre 70 imputati e si concentra sul ruolo del collaboratore Samuele Calamucci.

La vicenda Equalize continua a produrre sviluppi giudiziari a due anni dalla scoperta della rete di accessi abusivi e dossier riservati. Al centro del nuovo passaggio c’è Samuele Calamucci, per la Procura un collaboratore attendibile e capace di fornire dichiarazioni sostenute da riscontri, nonostante alcune ricostruzioni pubbliche ne abbiano messo in dubbio la credibilità.

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La Procura difende la collaborazione

Il pubblico ministero Francesco De Tommasi, insieme al collega della Direzione nazionale antimafia Antonio Ardituro e, più recentemente, al pm Eugenio Fusco, sta procedendo nella definizione dei diversi filoni. Nel fascicolo principale, ora davanti al giudice dell’udienza preliminare, figurano più di 70 imputati, tra cui Enrico Pazzali e Stefano Speroni, responsabile degli affari legali di Eni. Sono inoltre presenti numerose parti civili.

Proprio De Tommasi ha sostenuto la linea collaborativa di Calamucci anche in relazione alla richiesta di scarcerazione per il procedimento sulla tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il giudice ha espresso parere contrario, ma agli atti resta la valutazione della Procura: “Calamucci, a differenza degli altri imputati, ha, sin dall’inizio della propria complessa vicenda giudiziaria, deciso di collaborare lealmente con l’Autorità giudiziaria, rendendo plurime dichiarazioni auto ed etero accusatorie in merito ai fatti del filone Equalize”.

Secondo il pm, il lungo periodo trascorso agli arresti domiciliari avrebbe avuto un effetto deterrente, rafforzato da un atteggiamento processuale definito coerente, convinto e credibile. Le dichiarazioni dell’informatico, ha aggiunto la Procura, sarebbero accompagnate da “validi riscontri individualizzanti”. Per il filone sui dossier è stato raggiunto un accordo di patteggiamento a 3 anni e 4 mesi, che tuttavia non è ancora definitivo.


Dossier e accessi abusivi

Il quadro investigativo era emerso nella notte del 23 ottobre 2024, quando la sede di Equalize, al civico 6 di via Pattari, a breve distanza dal Duomo di Milano, diventò il punto di partenza di una vasta indagine. Le microspie installate dagli inquirenti avevano documentato l’attività di quella che la Procura considera una delle principali strutture di dossieraggio illecito degli ultimi anni.

Il giorno successivo finirono al centro dell’attenzione Pazzali, allora presidente della Fondazione Fiera, l’ex poliziotto Carmine Gallo, noto per le sue investigazioni antimafia, e Calamucci. Nei loro confronti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. L’indagine ha poi raccolto migliaia di documenti e centinaia di intercettazioni, dando origine a uno dei procedimenti più articolati affrontati dalla Procura di Milano.

Le motivazioni del patteggiamento di Giulio Cornelli, oltre 200 pagine firmate dal giudice per l’udienza preliminare Fiammetta Modica, hanno offerto un ulteriore elemento alla ricostruzione dell’accusa. Cornelli, ritenuto vicino a Calamucci, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi e ha manifestato l’intenzione di chiedere un accordo anche per altri capi d’imputazione ancora all’esame del giudice.

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Gli altri filoni dell’inchiesta

Il procedimento principale procede accanto a uno stralcio dedicato alla tentata estorsione con aggravante mafiosa. In questo fascicolo sono coinvolti l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia e persone ritenute appartenenti ai vertici della ’ndrangheta di Platì; il processo è ancora in fase dibattimentale.

Nel frattempo, diversi patteggiamenti relativi al filone principale hanno contribuito a rafforzare, secondo l’accusa, la ricostruzione dell’esistenza di una struttura organizzata. Il giudice Modica ha scritto che Gallo e Calamucci avrebbero avuto il ruolo di promotori e organizzatori di un’associazione nata per ottenere illecitamente dati e informazioni protette, anche potenzialmente dannose, su centinaia di persone.

La stessa motivazione descrive un sistema costruito con criteri imprenditoriali e rivolto a una platea ampia di committenti. Al suo interno, secondo il giudice, operavano Pazzali e Gallo, soci della società, insieme ad altri soggetti incaricati di reperire materiale attraverso accessi non autorizzati.


Il ruolo di Carmine Gallo

Calamucci non fu l’unico a parlare con gli inquirenti. Anche Gallo aveva avviato un percorso di collaborazione, interrotto dalla sua morte il 9 marzo 2025 mentre si trovava ai domiciliari. La causa indicata fu un infarto fulminante, ma gli accertamenti svolti in tempi rapidi non hanno chiarito ogni aspetto della vicenda.

La collaborazione di Calamucci, secondo gli atti, è stata resa possibile anche dal lavoro del Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese. La sua posizione, inizialmente legata all’attività svolta dentro Equalize, è così diventata uno dei punti centrali dell’indagine e delle successive valutazioni della Procura.

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