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Attualità 2 min di lettura5 ore fa

Energia, l’Ue prende tempo: il nodo Ets divide ancora i 27

Il vertice europeo ha chiesto nuovi interventi contro il caro energia, ma sul futuro del mercato delle emissioni restano profonde divergenze tra gli Stati membri.

Il futuro dell’Ets 2 resta il principale punto di frizione tra i governi europei. Al termine del vertice di due giorni, l’Italia e alcuni Paesi dell’Est non hanno ottenuto lo slittamento al 2030, ma hanno spinto la Commissione europea a rivalutare l’impatto del sistema.

Sul fronte energetico, tuttavia, i Ventisette hanno individuato una linea comune, seppure limitata. Le conclusioni chiedono ulteriori strumenti per contenere gli effetti dello shock sui prezzi e ribadiscono che gli interventi nazionali dovranno essere temporanei e mirati.

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Ets 2, la scadenza resta incerta

Il meccanismo destinato a coinvolgere trasporti stradali ed edifici dovrebbe partire nel 2028, dopo il rinvio di un anno già deciso in precedenza. Roma, sostenuta da diversi governi dell’Europa orientale, avrebbe voluto posticiparne l’avvio al 2030, giudicando troppo pesanti i costi per famiglie e imprese in una fase economica delicata.

La richiesta si è però scontrata con la resistenza dei Paesi nordici, tra cui Svezia, Danimarca e Finlandia, che negli ultimi anni hanno investito molto nella transizione energetica e nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Anche Francia e Germania non sembrano disponibili a rimettere in discussione l’impianto attuale. Per questo il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di aggiornare la valutazione d’impatto e di verificare se siano necessarie nuove misure.


Le altre risposte al caro energia

Il vertice ha accolto alcune iniziative già predisposte dalla Commissione. Tra queste figurano il rinvio delle norme sulle emissioni di metano legate ai prodotti petroliferi, il rafforzamento della capacità di raffinazione, la proroga degli aiuti di Stato per le industrie più vulnerabili e una maggiore concentrazione degli acquisti di materie prime.

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Ai governi è stato inoltre chiesto di valutare ulteriori interventi per affrontare nel breve periodo l’aumento dei prezzi energetici, tenendo conto delle condizioni specifiche di ciascun Paese e delle differenze esistenti nel costo dell’elettricità. Tra le ipotesi discusse nelle ultime settimane rientrano anche possibili modifiche ai requisiti di qualità per carburanti e biocarburanti.


Due visioni sulla transizione

Alla base dello scontro c’è una diversa concezione della politica energetica europea. L’Ets impone a chi produce emissioni di acquistare certificati, con l’obiettivo di rendere la decarbonizzazione economicamente conveniente. L’Ets 1, operativo da oltre vent’anni, riguarda soprattutto le attività industriali, mentre il nuovo sistema allargherebbe il meccanismo a mobilità e immobili.

Il confronto ha così evidenziato differenze profonde tra gli Stati membri, non soltanto sulle singole misure ma anche sul modo di gestire la crisi economica e il percorso verso la riduzione delle emissioni. L’accordo raggiunto procede quindi per passi limitati: alcune risposte operative sono state confermate, mentre sul nodo più controverso la decisione resta ancora da definire.

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